Attacco del Pd su campi frazionali e musei

11 Giugno 2015

Per i primi «i fondi non sono stati ripartiti equamente», dubbi sulla gara d’appalto dei secondi

TERAMO. «L'ennesimo pasticcio». Il Pd e "Teramo cambia" definiscono così la gestione dell'amministrazione comunale dei tagli ai contributi per la cura dei campi frazionali affidati a società di calcio dilettantistico. L'operazione, secondo il capogruppo in consiglio Gianguido D'Alberto, è un ulteriore esempio di «spending review alla teramana» che crea solo malumori e dubbi.

La rimodulazione dei contributi è stata attuata con una recente delibera di giunta, ma prende le mosse da un provvedimento d'indirizzo approvato in aula l'anno scorso. Da qui nasce l'effetto retroattivo dell'atto che ha suscitato le perplessità dell'opposizione e delle società interessate. A innescare la contestazione più forte, però, è l'entità dei tagli. «Manca un criterio di proporzionalità», spiega D'Alberto, «per cui la riduzione in alcuni casi è di tremila euro, in altri è di mille e in altri ancora scende a 600 euro senza alcuna chiarezza nei criteri applicati». Assenti, dunque «elementi di oggettività ed equità». «Si è trattato di una scelta imposta», insiste il capogruppo, «che tra l'altro espone il Comune a contenziosi con le società». Nella convenzione per l'affidamento dei campi, infatti, vengono indicati adempimenti e parametri precisi che la delibera sulla revisione dei contributi non avrebbe rispettato.

Restano molte ombre, secondo Pd e "Teramo cambia", anche sulla procedura per l'affidamento dei servizi museali. La gara è stata aggiudicata alla cooperativa sociale Reis di Pineto, ma la chiusura della pratica non cancella i dubbi dell'opposizione sulla partecipazione al bando del Gruppo podistico Amatori Teramo. Secondo D'Alberto si tratta di «un'anomalia», vista la natura sportiva della società invitata a presentare un'offerta per la gestione dei musei, aggravata dal fatto che tra i suoi iscritti figurano i consiglieri di maggioranza Maurizio Salvi e Domenico Narcisi. Il capogruppo del Pd chiede chiarezza sui criteri per l'individuazione dei partecipanti alla gara. «Perché si è scelto di procedere con inviti», domanda, «e non è stata data la possibilità di concorrere a tutti gli operatori del settore?».

Le perplessità aumentano considerando che, dei nove invitati, solo due hanno effettivamente presentato offerte per la gestione dei musei. «Questo fa pensare», insiste D'Alberto, «che sono stati coinvolti soggetti non interessati o che non hanno le capacità tencnica di occuparsi del servizio». Le responsabilità, però, non vanno addebitate solo alla direttrice dei civici musei Paola Di Felice che ha gestito il bando, ma per l’opposizione a risponderne devono essere anche il sindaco Maurizio Brucchi e l'assessore alla cultura Francesca Lucantoni. Entrambi sarebbero responsabili di non aver dato indirizzi politici o di averli forniti distorti nella predisposizione della gara. ©RIPRODUZIONE RISERVATA