Atti sessuali su una bimba Condannato un anziano

3 Luglio 2014

L’uomo di Campli avrebbe molestato la figlia di una conoscente di 10 anni nella sala d’attesa del pronto soccorso. Per lui due anni di reclusione

TERAMO. Violenza sessuale su una bambina di dieci anni. E’ per questa accusa che un uomo di Campli, Gabriele Ferrilli di 68 anni, è stato condannato ieri dal tribunale di Teramo a due anni di reclusione, con la sospensione della pena, e all’interdizione perpetua da tutti gli uffici, pubblici e privati, che prevedono un contatto con i minori. Una condanna relativamente lieve, se si considerala gravità del reato, ma il tribunale – presieduto da Roberto Veneziano, a latere Franco Tetto e Belinda Pignotti – ha stabilito che sull’aggravante costituita dalla minore età della vittima della violenza fosse da ritenere prevalente l’attenuante della lieve entità del fatto, riconoscendo in tal modo all’imputato una riduzione di due terzi della pena prevista in questi casi che è pari a sei anni.

L’uomo, secondo l’accusa, aveva pesantemente molestato la bambina, sfregandosi ripetutamente sul suo corpo: un atto di violenza sessuale, secondo i dettami del codice penale, anche se non dei più gravi. Il pubblico ministero Irene Scordamaglia aveva chiesto una condanna più pesante, quattro anni di reclusione, ma il tribunale è stato di diverso avviso pur riconoscendo la colpevolezza dell’uomo.

L’incresciosa vicenda avvenne nel gennaio del 2011 nella sala d’attesa del pronto soccorso dell’ospedale di Teramo. La bambina si trovava lì insieme alla madre per visitare un’amica di famiglia che si era sentita male. Poco dopo era arrivato Ferrilli, anche lui al pronto soccorso per lo stesso motivo, che mentre la madre si era allontanata per andare dall’amica inferma, approfittando della confusione aveva molestato la bimba, peraltro davanti a un suo cuginetto e a numerose altre persone che in quel momento si trovavano nella sala d’attesa del pronto soccorso dell’ospedale Mazzini.

Accuse ribadite nel corso delle varie udienze del processo dalla stessa bambina, nel frattempo diventata tredicenne, che in un incidente probatorio aveva ricostruito dettagliatamente l’accaduto. Anche in una successiva udienza, in un’audizione protetta, la bimba aveva nuovamente confermato la sua versione dei fatti e altre conferme erano venute da altri testimoni. L’imputato – difeso dall’avvocato Paola Pedicone – ha sempre respinto tutti gli addebiti e lo ha fato anche ieri nell’udienza conclusiva del processo, sostenendo che i suoi non erano stati gesti o azioni assimilabili a una violenza sessuale. Nel processo i familiari della bambina, rappresentati dall’avvocato Cataldo Mariano, si sono costituiti parte civile. Il tribunale ha stabilito che la famiglia dovrà essere risarcita per un ammontare da quantificarsi in altra sede, ma allo stesso tempo ha respinto la richiesta di una provvisionale, per cui l’entità del risarcimento sarà determinata in sede civile.

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