Atto aziendale Asl bocciato dai sindaci di centrosinistra

Comitato ristretto, i membri di centrodestra si sono astenuti Brucchi: «Documento di passaggio verso l’ospedale unico»
TERAMO. No all’atto aziendale dei sindaci che fanno capo al centrosinistra, astenuti quelli dell’area di centrodestra. E’ il risultato paradossale del comitato ristretto dei sindaci che si è tenuto lunedì scorso.
Pesanti perplessità sull’atto aziendale – che in sostanza stabilisce l’assetto della Asl – sono state espresse dal sindaco di Giulianova Francesco Mastromauro e da quello di Sant’Omero Andrea Luzii. Posizione critica anche di quello di Atri, Gabriele Astolfi. Che però ha condiviso la valutazione del presidente e sindaco di Teramo Maurizio Brucchi, astenendosi insieme al sindaco di Castel Castagna Rosanna De Antoniis. La Asl ha ricordato che si tratta di un atto aziendale blindato, che deve cioè applicare quanto disposto dalla delibera regionale che a sua volta applica il decreto Lorenzin, per cui la discrezionalità è minima.
«Questo è un atto aziendale da cui ripartire», commenta il presidente Brucchi, «se è vero, come è vero, che c'è la necessità di avere un ospedale nuovo per acuti e la rimodulazione di quelli periferici, non può che essere un atto di programmazione transitorio. Altrimenti saremo in Abruzzo gli unici che resteranno al palo e peraltro i tempi sono stretti, per cui a giorni convocherò un consiglio comunale per discutere dell’argomento». Brucchi ritiene che con l’attuale rete ospedaliera non si vada «da nessuna parte, non funziona. Sono ospedali datati non a norma, l’unica strada è farne uno nuovo da 600-700 posti. Oggi mi trovavo in medicina, il corridoio di diabetologia era pieno e faceva molto caldo: c’erano dei ventilatori che muovevano solo aria calda. Non è possibile aver ancora a che fare con una struttura che non dispone di aria condizionata, perchè i malati dovrebbero sceglierla? Il discorso è simile per gli standard di attività minima fissati dal governo: sono giusti. I reparti dove si fa attività ridotta sono pericolosi e il cittadino se ne accorge e non ci va. E’ giunto il momento di rivedere la rete ospedaliera, tutti noi dobbiamo fare un passo indietro rispetto agli interessi di campanile e decidere». (a.f.)
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