Attori e scrittori difendono l’occupazione ex Oviesse

Grazia Scuccimarra tra i testi sentiti in aula: «In quel posto si faceva cultura» Slitta a gennaio la sentenza per i dodici a processo per invasione di edifici
TERAMO. Raccontano quei giorni di idee e progetti condivisi con centinaia di cittadini pronti a fermarsi per stringere le mani. Raccontano dell’idea di una cultura fatta di luoghi di cui riappropriarsi.
Nell’aula di tribunale in cui è in corso il processo per l’occupazione dei locali ex Oviesse di corso San Giorgio (avvenuta quattro anni fa) sfilano come testi attori e scrittori citati dalle difese dei 12 imputati: l’attrice teramana Grazia Scuccimarra, l’attore e regista teatrale pescarese ma teramano d’adozione Walter Nanni, lo scrittore Elso Simone Serpentini.
Davanti al giudice raccontano delle volte in cui, in quei giorni, entrarono nei locali occupati per fare iniziative, Dice la Scuccimarra: «Si faceva cultura con progetti e idee innovativi». Efficace la sintesi di Serpentini: «Pensavo si trattasse di un’alba per la cultura teramana ma, vista la durata, è stato solo un tramonto». Davanti al giudice onorario Massimo Biscardi ci sono 12 persone accusate dalla Procura di invasione di edifici, tra cui anche i musicisti Enrico Melozzi e Mauro Baiocco.
Ieri, dopo vari rinvii procedurali e slittamenti causa terremoto, l’istruttoria dibattimentale è stata chiusa con l’audizione degli ultimi testi. La nuova udienza, quella in cui ci dovrebbe essere la sentenza, è stata fissata a gennaio. A portare avanti l’occupazione dei locali di corso San Giorgio fu un gruppo di artisti teramani e non che, sulla scia di quello già avvenuto al teatro Valle di Roma, nel gennaio del 2014 decise di entrare nell’edificio di corso San Giorgio per trasformarlo nel Nuovo Teatro Teramo: per circa due settimane quei locali ospitarono mostre, concerti, presentazione di libri, spettacoli vari.
E non solo. Per giorni esponenti del mondo culturale teramano e abruzzese si diedero appuntamento proprio nei locali occupati per lanciare proposte e progetti sull’uso di quegli spazi in cui oggi c’è un megastore dell’abbigliamento.
Nella notte tra il 3 e il 4 febbraio del 2014 con un blitz della polizia i locali di corso San Giorgio vennero sgomberati in esecuzione di un provvedimento giudiziario, precisamente un sequestro preventivo dell’immobile, disposto dal gip Domenico Canosa. A chiedere al giudice i sigilli fu il pm Bruno Auriemma, titolare del fascicolo, dopo i primi rapporti inoltrati dalla polizia.
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