Aziende, segnali di ripresa

27 Dicembre 2016

Ma Confindustria è cauta: la crisi non è finita, saldo aperture-chiusure ancora negativo

TERAMO. Un’economia che mostra fiochi segnali positivi, tanto flebili che è ancora presto per definirli “ripresa”.

Il presidente di Confindustria Teramo, Cesare Zippilli, e il direttore Nicola Di Giovannantonio, tracciano un quadro da cui si evince che forse la tempesta sta finendo. Ma ora bisogna fare i conti con la devastazione che ha lasciato. «Sicuramente l'anno che si sta per chiudere è meno catastrofico dei precedenti», esordisce Zippilli, «l’'economia provinciale, com'è noto, ha subìto una forte crisi che dura ormai da troppi anni e in questo periodo, purtroppo, numerose realtà industriali hanno risentito del momento di difficoltà, altre hanno sofferto la crisi in maniera minore. Il fenomeno è noto: la nostra è una economia che possiamo definire "duale". Ci sono imprese che innovano e che esportano i loro prodotti sui mercati internazionali e non hanno nessun tipo di problema, altre - al contrario - soffrono la crisi».

Relativamente a iscrizioni e cancellazioni di imprese, nel registro della Camera di Commercio, a ottobre 2016 risultavano 353 iscrizioni, contro 521 cessazioni, con un saldo di -168. Su questo dato negativo pesa non poco il comparto commerciale.

Direttore, il ricorso agli ammortizzatori sociali nel primo semestre 2016, a livello regionale, è diminuito del 41% rispetto al 2015: possiamo considerare la crisi finita?

«Assolutamente no. Il dato va interpretato con cautela, infatti, negli anni passati, il ricorso alla Cig per la nostra provincia è stato fortissimo e al termine del periodo di intervento si sono registrate chiusure e licenziamenti. Registriamo questo dato come segnale di moderato ottimismo, ma non lo interpretiamo come fine della crisi. Sul piano provinciale, Chieti è la città che nel primo semestre 2016 ha registrato il maggior ricorso alla Cig (circa 2 milioni di ore), seguita da Teramo (oltre 1.700.000 ore), L'Aquila (circa 1.695.000) e Pescara (1.000.100). Cresa, Bankitalia e Centro studi Confindustria Abruzzo, confermano che nella nostra regione si registra qualche flebile inversione di tendenza, rispetto al passato. Secondo il centro studi Confindustria per la provincia di Teramo, il 75,8% delle imprese ha dichiarato che il grado di utilizzo degli impianti è rimasto stabile, il 17,2% in aumento, e solo il 6,9% prevede una diminuzione. Altro dato che ci lancia qualche segnale di ottimismo, riguarda l'andamento del fatturato per la provincia di Teramo. Il 55% circa ha dichiarato che rimarrà stabile, il 37,9% in aumento e il 6,9% in diminuzione. E poi le esportazioni: il 44,8% ha dichiarato che rimarrà stabile, il 31% in aumento, un 3% in diminuzione e un 20% non risponde».

Presidente, sul piano occupazionale e degli investimenti?

Riguardo al mercato del lavoro, nel primo semestre del 2016 il Centro studi Confindustria Abruzzo registra per la provincia di Teramo un incremento del 3,45% di assunzioni di personale operaio a tempo indeterminato, 34,48% a tempo determinato, 6,9% con contratto di somministrazione, 3,45% part time e 3,45 con contratto di apprendistato. Per il personale impiegatizio si nota solo un +6,9% a tempo determinato e un 3,4% con contratto somministrato. Per la qualifica di "quadro" la percentuale è zero, così per i dirigenti. Un altro dato interessante riguarda gli investimenti. Nel primo semestre in provincia il 24,14% delle imprese ha dichiarato di aver fatto investimento per aumentare la capacità produttiva, mentre un 10,34% ha dichiarato di averli fatti per sostituire i macchinari. Volendo individuare il settore trainante per gli investimenti, sicuramente è quello farmaceutico, nel senso che - fatto 100 gli investimenti per aumenti di capacità produttiva - il settore farmaceutico ha assorbito il 75%. In conclusione tre importanti indicatori hanno evidenziato il segno "+" nel 2016: incrementi di produzione, fatturato e occupazione. Segnali che ci consentono di affrontare il nuovo anno con un moderato ottimismo».

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