Bambini in condizioni di disagio: solo due famiglie pronte all’affido

24 Novembre 2021

Negli ultimi cinque anni non ne ce ne sono state altre disposte a prendersi cura di minori in difficoltà  L’alternativa sono le case di comunità, l’équipe comunale ha dovuto portare 20 bimbi nelle strutture  

TERAMO. Maltratti o costretti a vivere in condizioni di degrado. Sono le manifestazioni più crude dell’infanzia negata a bambini costretti a subìre gli effetti negativi di contesti di forte disagio familiare. Alla commozione che suscitano le storie di questi piccoli, spesso vittime di genitori incapaci o disinteressati a svolgere appieno il loro ruolo, non si accompagna la risposta coraggiosa di genitori affidatari.
In cinque anni solo due famiglie in tutta la provincia hanno accettato il compito di prendersi cura di bambini allontanati dai loro genitori naturali. È il dato elaborato dall’equipe dei Servizio sociali del Comune di Teramo che dal 2006 monitora la rete di affido sul territorio provinciale. «Le coppie iniziano il percorso per rendersi cura di un minore», conferma l’assessore Ilaria De Sanctis, «ma quasi nessuna lo porta a termine, rinunciando alla disponibilità iniziale con varie motivazioni legate a difficoltà sopravvenute».
L’equipe, di cui fanno parte l’assistente sociale del Comune Daniela Ulissi e Gilda Di Giammarco, impegnata nel controllare e sostenere la rete d’intervento per i bambini in situazione di forte difficoltà, deve ricorrere dunque a soluzioni alternative, tra cui quella di affidare i piccoli a un istituto. Attualmente sono venti, infatti, i minori presi in custodia da case famglia sul territorio provinciale. Altra possibilità è quella di consegnare i bimbi, allontanati dai rispettivi genitori, alle cure di alle cure di parenti: molto spesso i nonni. È questo il caso di 13 minorenni, dei 33 seguiti dalla struttura teramana, reinseriti nelle famiglie di origine tramite l’affidamento a congiunti ritenuti idonei ad accudirli.
«L’equipe si occupa costantemente, all'interno di specifici progetti di intervento e in collaborazione con le competenti autorità giudiziarie, dei nuclei affidatari e del minore affidato», tiene sottolineare De Sanctis, «valutando in primis le risorse familiari affinché si realizzi il diritto del bambino a crescere nell'ambito della propria famiglia».
Questa soluzione, che rappresenta anche la meno traumatica per i piccoli, non è però applicabile in ogni situazione. «Purtroppo non sempre è possibile poter definire un affidamento intrafamiliare», osserva l’assessore, «e quindi solitamente si cerca di inserire i bambini in nuclei familiari estranei che si prendano cura di loro, evitando il ricorso alle case di comunità». Da questo punto in poi, dunque, inizia il problema. «Sono molto poche le famiglie che vogliono provare il percorso dell’affido», sottolinea De Sanctis, «e in provincia di Teramo dal 2016 a oggi solo due nuclei hanno concluso l’iter valutativo».
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