Banca deve ridare 68mila euro alla società che ha fatto fallire

Il tribunale civile di Ascoli accoglie il ricorso di un imprenditore di Nereto contro Unicredit L’istituto dovrà risarcire l’ex correntista per avergli applicato tassi d’interesse non corretti
NERETO. Unicredit rifiuta la richiesta transattiva dell’industria di salotti Samac di Nereto facendola così arrivare al fallimento, ma ora sarà lo stesso istituto di credito a dover risarcire l’impresa. E’ quanto ha disposto il tribunale civile di Ascoli chiudendo una vicenda che è iniziata nel 2013.
L’ex società (difesa dall’avvocato Emanuele Argento con il supporto della Sos Utenti di cui è presidente onorario Gennaro Baccile) ha sostenuto di dover ricevere dalla banca diverse migliaia di euro ricalcolando i tassi d’interesse passivi. Ed il giudice Annalisa Giusti gli ha dato ragione condannando il colosso bancario a restituire poco meno di 68mila euro (oltre interessi legali e spese processuali). Fra Samac e Unicredit (all’epoca dei fatti ex Banca di Roma) erano intercorsi rapporti di conto corrente bancario con aperture di credito, affidamenti e finanziamenti sin dal 1998 poi confluiti in Unicredit a seguito di trasformazione. Secondo i ricorrenti tutti i contratti e documenti di apertura di conto corrente, affidamenti e finanziamenti stipulati tra le parti non avrebbero previsto in modo corretto i tassi d’interesse e sugli scoperti di conto (i cosiddetti affidamenti), oltre agli illegittimi interessi ultralegali, sarebbe stata operata la pratica della capitalizzazione in violazione di legge. Inoltre i ricorrenti hanno sostenuto che erano state applicate, senza un valido titolo, le commissioni di massimo scoperto, le valute e le spese e che erano stati applicati dalla banca interessi eccedenti le soglie fissate dalla legge. La società neretese era stata dichiarata fallita nel 2015 e la curatela si era attivata per proseguire il giudizio nei confronti della banca. «Nelle more della causa non era stato possibile definire transattivamente il giudizio, con il versamento di una somma di denaro da parte della banca che, forse, avrebbe potuto evitare il successivo fallimento della società», spiega l’avvocato Argento, « di particolare rilievo giuridico la decisione del tribunale che ha condiviso le nostre eccezioni di non accogliere le istanze della difesa della banca volte a far considerare prescritte le richieste restitutorie oltre il decennio dalla chiusura del conto corrente oggetto di causa. Il giudice ha stabilito il rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale, la mancanza di indicazione ad opera della banca dei pagamenti con funzione solutoria, l’illegittimità degli interessi anatocistici ed ultralegali con rinvio a condizioni indeterminate».
Baccile si chiede : «Quale credibilità hanno i bilanci delle banche, specialmente quelle di grandi dimensioni e quotate in Borsa, quando poi nascondono Illegittimità incamerate nel corso degli anni e che se citati in giudizio debbono restituirle con l’aggiunta di interessi legali e rivalutazioni monetarie oltre che delle conseguenti spese legali e processuali?»
Alex De Palo
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