Banca di Teramo Partono azioni legali contro gli ex vertici

Robin Hood: «Ad alcuni soci sono state fatte sottoscrivere quote in eccesso come contropartita di finanziamenti»
TERAMO. L’associazione consumatori “Robin Hood” riaccende la polemica sull’operato di chi ha amministrato l’ex Banca di Teramo, segnalando come in passato sarebbero state fatte sottoscrivere ai soci quote di importo superiore a quello di base oppure come contropartita a fronte di un finanziamento o con la promessa di uno stage, il tutto in violazione della normativa. Al riguardo Pasquale Di Ferdinando, presidente dell’associazione e rappresentante del comitato dei soci scontenti dell'ex istituto di credito teramano, ha spiegato che sono in preparazione delle azioni «nei confronti di chi ha causato il danno e la perdita del 60% del valore della quota». Invece è positivo il giudizio sulle operazioni compiute finora dalla Bcc di Castiglione Messer Raimondo e Pianella, presieduta dall'imprenditore Alfredo Savini, che ha incorporato l'ex Banca di Teramo. Di Ferdinando ha sottolineato che le rimostranze «vanno rivolte a coloro che hanno fatto sottoscrivere quote eccedenti quella di base, in modo incomprensibile per il mondo Bcc, come ha sottolineato in un incontro il presidente Savini; a coloro che hanno chiesto come contropartita, in violazione della normativa, la sottoscrizione di quote a fronte di un finanziamento o la promessa di uno stage».
È stata poi affrontata anche la questione dei soci esclusi dell’ex Banca di Teramo, che ha suscitato reazioni negli ultimi giorni tra cui l'appello del presidente della Provincia di Teramo Renzo Di Sabatino a non marginalizzare il capoluogo. «Il combinato disposto tra i vari articoli dello Statuto ha determinato l’esclusione dei 1.826 soci, nulla di scandaloso, la normalità», ha commentato Di Ferdinando, prima di passare a parlare del recupero della quota: «Molti si lamentano della restituzione del 40%. Vogliamo pensare a cosa è accaduto con la Tercas? È evidente che il 100% era meglio, lapalissiano, ma la prospettiva era quella di perdere tutto e la restituzione entro sei mesi è un ulteriore impegno positivo». Il presidente di Robin Hood ricorda, infatti, che i soci, esclusi o non ammessi, potranno rivolgersi all’associazione consumatori per richiedere la restituzione del 40% della quota, che potrà essere recuperata in sei mesi.
Di Ferdinando ha anche espresso un pensiero a quanto accaduto ai lavoratori, che hanno avuto lo stipendio decurtato in percentuale ma hanno mantenuto il posto di lavoro - fatto da ritenersi anche in questo caso la normalità, secondo il presidente. «L’associazione Robin Hood ritiene che l’auspicata fusione stia dando i suoi frutti», ha concluso Di Ferdinando, «il ruolo che questa banca, tornata allo spirito iniziale, potrà svolgere sul territorio darà la possibilità a cittadini e imprenditori di avere una banca di riferimento».
Chiara Di Giovannantonio
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