Bar e ristoranti fermi Grimi: serve un piano per ripartire a Pasqua

L’allarme del presidente della Fiepet Confesercenti «La Regione stanzi fondi o salta tutto il settore teramano»
TERAMO. La pandemia sta avendo un effetto nefasto su ristoranti e pubblici esercizi in provincia. Gian Luca Grimi, presidente della Fiepet Confesercenti di Teramo, cioè la Federazione italiana pubblici esercizi e turistici, parla di un settore che nel Teramano «il food and beverage è un vero e proprio campione nazionale di economia circolare territoriale e turistica, e proprio per questo la crisi di un singolo settore rischia di avere effetti devastanti sull'intero sistema, ben al di là della media nazionale. Oltre a quello che si vede, chiusure varie e grida di allarme dal settore spesso prese alla leggera, c’è qualcosa che non si vede ma esiste concretamente. Abbiamo difficoltà a garantire la riapertura delle aziende, ci sono concreti problemi a trattenere sulla sola base di "speranze future" il personale qualificato che, giustamente, sta ora in parecchi casi guardando a lavori in destinazioni estere più remunerative». Secondo Grimi la possibilità che ci sia una «crisi di qualità» nel settore in futuro a causa della ricerca della riduzione dei costi travolgerebbe il turismo, soprattutto nelle zone interne. Senza contare che il volano dei prodotti tipici sono i ristoranti. «Al di fuori delle città della costa diventa pressochè impossibile tenere in vita le aziende con il concetto di asporto. I pubblici esercizi e ristoranti teramani sono sintesi dei "luoghi esperienziali del gusto e del territorio" prima ancora che fornitori di cibo», fa notare il presidente della Fiepet, «e questa nostra caratteristica non può essere snaturata. Questi ed altri fattori mettono davvero in pericolo un settore che vive ora una crisi di liquidità che rischia di far vedere appieno i suoi effetti nel prossimo futuro quando, senza aiuti e progetti di sostegno, si trasformerà con certezza in crisi di solvibilità con effetti deflagranti su tutto il sistema economico provinciale. Tutto questo non si può permettere».
Al di là del governo, che sarà chiamato in causa dalle associazioni di categoria nazionali, c’è urgenza di «soluzioni territoriali che trascendano dagli aiuti statali (senza i quali sarebbe comunque inutile parlare) e siano mirate sulle nostre esigenze specifiche. È il momento delle scelte eccezionali e immediate. Occorre un piano specifico per il comparto ristorativo teramano. Occorrono fondi regionali dedicati alla filiera e gestiti dalle associazioni di categoria. Occorre un progetto concreto, inclusivo. Immagino uno sforzo territoriale, magari coordinato dalla Provincia ma gestito dalle organizzazioni di categoria, con focus sul periodo pasquale e delle Virtù per il rilancio pieno del comparto. Insisto su questo punto per stimolare la Regione e i nostri consiglieri territoriali a ottenere finanziamenti immediati non a pioggia ma davvero dedicati alla rete d'imprese delle associazioni. La Regione ha dimostrato di poter fare operazioni speciali con il caso Napoli calcio: intervenga ora nel salvataggio del giacimento economico/turistico insostituibile rappresentato dalla ristorazione teramana. Abruzzo Sviluppo ha nella sua mission questi compiti, ora è il momento di metterli sul campo. Il settore ha sopportato la perdita del periodo pasquale, delle Virtù, di tutta la stagione di cresime, comunioni e matrimoni, del Natale e probabilmente dell'intero autunno/inverno. Senza aiuti e la speranza di un progetto di rilancio non siamo più in grado di garantire nulla». (a.f.)
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