Bastonate ai familiari disabili A processo coppia di conviventi

27 Ottobre 2018

Sono accusati di maltrattamenti sul fratello e sulla mamma di lei, costretta sulla sedia a rotelle All’uomo versavano addosso anche acqua gelata. L’anziana in aula: «Lui era molto cattivo»

TERAMO. Le storie di maltrattamenti in famiglia scivolano nelle aule di giustizia come in una catena di montaggio. Drammaticamente uguali. A volte con particolari difficili da dimenticare.
Soprattutto quando davanti ai giudici un’anziana donna su una sedie a rotelle racconta delle bastonate e delle bottiglie di acqua gelata versate addosso al figlio disabile. Violenze continue arrivate da sua figlia e dal convivente di quest’ultima che vivevano con loro. E nell’aula in cui i due teramani sono a processo con la pesante accusa di maltrattamento le lacrime raccontano più di tante parole. «Quell’uomo era cattivo» dice l’anziana confermando quanto già detto in precedenza ai carabinieri in quelle telefonate fatte di nascosto dai familiari «perchè avevo paura».
Un inferno che inizia nel 2011 e finisce nel 2015 quando l’anziana viene ricoverata in una Rsa. Ma la paura non l’abbandona tutte le volte che la figlia e il genero vanno a trovarla. Non vuole vederli, piange, non mangia. Il personale della struttura si accorge che c’è qualcosa di particolare e segnala alle assistenti sociali. Che, con grande professionalità, riescono a raccogliere le sue confidenze. Racconta delle botte al figlio disabile e di tutte le volte che il genero si spoglia davanti al suo letto mostrandogli gli organi genitali. Scatta la segnalazione e iniziano le indagini con i militari che raccolgono le testimonianze di vicini di casa e di altri familiari. Ben presto le accuse diventano un fascicolo della Procura con il pm Enrica Medori che chiede ed ottiene il processo sia per la figlia che per il suo convivente accusandoli entrambi di maltrattamenti. Così scrive nel capo d’imputazione: «Ponendo in essere abitualmente nei confronti dei familiari vessazioni di ordine fisico, morale e psicologico consistito in particolare nel picchiare l’uomo con calci e pugni in varie parti del corpo cagionandogli lividi; nel versargli una bottiglia gelata addosso lasciandolo poi in terra privo di assistenza; nel colpirlo alla spalla ed alla gamba con il manico di un torchio di ferro cagionandogli fratture multiple; nel percuotere con pugni e schiaffi al volto la donna; nell’ingiuriarla fino a sputarle in faccia; nell’umiliarla mostrandogli il proprio organo genitale; costringendoli entrambi a vivere in un clima di terrore tale da determinare loro una grave sofferenza psicologica e il timore per la propria incolumità personale». A marzo si torna in aula davanti al giudice Franco Tetto per l’audizione degli ultimi testi.
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