Battaglia per avere un albo dei pizzaioli

29 Marzo 2016

L’alfiere è Taddei di Martinsicuro: «Stop ai ciarlatani». Un disegno di legge verrà presentato in Senato

MARTINSICURO. La pizza, buona e dannata. Mentre l'Unesco si appresta a riconoscere il piatto italiano famoso in tutto il globo come patrimonio mondiale, c’è una categoria, quella del “pizzaiuolo”, che non ha riconoscimenti ufficiali nè un albo lasciando campo libero ad abusivi ed improvvisati “santoni” del lievito. La crociata parte da Martinsicuro, dal recordman Evandro Taddei che anni fa conquistò il guinness della pizza più piccola del mondo cotta nel forno più piccolo del mondo. Alcuni giorni fa, a Palazzo Madama, Taddei è stato ricevuto dal senatore Bartolomeo Amidei (Fi) quale rappresentante del Comitato italiano pizzaioli per il riconoscimento della professione. Un disegno di legge per la qualifica di pizzaiolo sarà presentato al Senato.

«La candidatura italiana all'Unesco per vedere riconosciuta la pizza patrimonio dell'umanità e con essa l'arte dei “pizzaiuoli” come rappresentanza dell'Italia in tutto il mondo procedono di pari passo», ha raccontato Taddei a seguito dell’incontro a Roma con il senatore che è membro della nona commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare). Il senatore ha dichiarato che le due cose sono in stretta correlazione tra loro. Istituire ufficialmente la categoria dei pizzaioli significa difendere il più conosciuto ed apprezzato prodotto alimentare al mondo ma pure i consumatori che sono più di quattro milioni al giorno».

La legge sarebbe un atto concreto che andrebbe dunque anche a tutelare il made in Italy, aprendo la strada ad un riconoscimento internazionale per questa attività lavorativa presente in tutto il mondo, grazie all'assegnazione di una vera e propria “patente europea”. «Oggi», aggiunge Taddei, «il settore è presente con un numero crescente di pizzaioli di circa due milioni sparsi nel mondo e con fatturati da capogiro che solo in Europa superano i 63 miliardi annui. Purtroppo la nostra legislazione non contempla nel codice dell'alimentazione né il pizzaiolo né la pizza. Lacuna vasta e crescente, visto che il settore richiede tuttora, almeno in Italia, una manodopera specializzata e professionale di almeno seimila unità», afferma Taddei, «e soprattutto è da tempo che necessita istituire, anche nelle scuole alberghiere, un corso che qualifichi e rilasci il diploma di pizzaiolo professionista, per ora non riconosciuto ed equiparato nei contratti di lavoro, ad aiuto cuoco e cameriere; l'abusivismo, l'improvvisazione, la praticoneria verranno debellati».

Aggiunge il senatore Amidei: «Mi auguro che il Governo appoggi con una rapida approvazione il mio disegno».

Alex De Palo

©RIPRODUZIONE RISERVATA