Battaglia politica sul bilancio Italia Viva parla da opposizione

I renziani si astengono ma attaccano la giunta: «I conti tornano solo grazie ai soldi del terremoto» Il consuntivo registra un fondo cassa di 12 milioni. D’Alberto: «Abbiamo usato le risorse con prudenza»
TERAMO. Lo strappo in Comune tra Italia viva e la maggioranza si allarga, ma non è ancora definitivo, o meglio: non è ufficiale. Perché nel consiglio dedicato al conto consuntivo del 2019 i renziani, sotto gli occhi del coordinatore comunale Alfonso Dodo Di Sabatino, al momento del voto si astengono, ma parlano da opposizione. Lo fa Giovanni Luzii che mina l’interpretazione positiva dei numeri fornita poco prima dall’assessore alle finanze Stefania De Padova. L’amministrazione si presenta in aula con quasi 12 milioni di fondo cassa dopo anni bui in cui è stata costretta a farsi anticipare soldi dalla Tercas per coprire i costi dei servizi. Per Luzii, però, non ha alcun merito in questo rimbalzo positivo. Il risultato è frutto di «fattori esogeni», tiene a precisare, come ristorni e agevolazioni scaturiti dall’emergenza post sisma. «Non c’è stata alcuna scelta strategica», attacca, «non si può aspettare un terremoto ogni anno per mettere a posto il bilancio». Ormai a metà mandato l’amministrazione, secondo lui, «ancora deve dare segni di esistenza in vita».
Nel varco aperto da Italia Viva si butta l’opposizione con Franco Fracassa (Futuro in) che accusa la giunta d’immobilismo, per cui avrebbe risparmiato praticando l’inerzia in tutti settori, e Pasquale Tiberii (Fratelli d’Italia), che denuncia spese fuori controllo per corrispondenza e utenze delle strutture comunali. Per la 5 Stelle Pina Ciammariconi, anche lei astenuta al voto, «l’obiettivo dell’amministrazione non dev’essere mettere soldi da parte, ma realizzare opere e fornire servizi ai cittadini». Critiche arrivano anche da Ivan Verzilli (Lega), ma a tenere banco è la questione politica. «Dopo appena due anni ci vuole la bussola per capire tutti gli spostamenti in maggioranza», ironizza Luca Corona (Oltre), mentre Mario Cozzi sottolinea le polemiche interne alla coalizione sull’efficacia impalpabile dell’attività amministrativa.
I renziani però devono incassare, in un clima sempre più teso, le bacchettate dei quasi ex alleati. «Hanno perso il giocattolino del posto in giunta», fa rilevare Graziella Cordone (Insieme possiamo), «per cui quello che prima andava bene ora va male». Da lei e dal suo compagno di gruppo Antonio Di Ovidio, partono inviti pressati a Italia Viva sul decidere «da che parte sta», e secondo Massimo Speca (Pd) il gruppo di Iv «smentisce se stesso perché ha partecipato attivamente alla gestione amministrativa» nel periodo a cui fa riferimento il consuntivo. Vincenzo Cipolletti (Insieme possiamo) fa rimarcare che «c’era il loro assessore» l’anno scorso in giunta, mentre per Luca Pilotti (Pd) «l’opposizione tenta di mascherare le inadempienze della passata amministrazione». A detta di Piergiorgio Passerini, comunque, il risultato positivo è frutto anche di una «gestione sana e prudente, lontana dai clientelismi».
Su questa linea si attesta in parte la replica del sindaco Gianguido D’Alberto. «La disonestà intellettuale non ci appartiene», evidenzia, «non abbiamo mai detto di aver risolto tutti i problemi». A nome della maggioranza rivendica, però, il consolidamento della tendenza positiva dei conti e il fatto che «le risorse siano state amministrate con prudenza, evitando di usarle a fini politici». D’Alberto parla di «giusta lentezza» in alcune scelte, dettata dal senso di responsabilità nel riparare agli errori del passato. Cita la procedura per regolarizzare la Team saldando il debito pregresso di quattro milioni di euro, l’accordo per chiudere il cantiere di corso San Giorgio e il recupero di somme destinate alle manutenzioni stradali. «Non è ancora finita», avverte e per questo chiede agli alleati scalpitanti «pazienza e sacrificio», invitandoli a «non farsi trarre in inganno da chi punta su Teramo ma ha altre mire». La maggioranza recupera il voto di Emiliano Carginari (+Europa) che confessa di aver meditato l’abbandono dell’aula e con i civici inglobati dall’opposizione mette insieme 19 sì al conto consuntivo.
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