Betafence, braccio di ferro nell’incontro al ministero

27 Agosto 2020

Tortoreto, i segretari nazionali di Fiom Cgil e Fim Cisl all’assembea dei lavoratori «L’azienda nel vertice del 1° settembre ci dovrà spiegare perché vuole chiudere»

TORTORETO. Quella della Betafence di Tortoreto si annuncia come la madre di tutte le vertenze. E non solo a livello locale, ma addirittura a livello nazionale. Perché, come hanno tenuto a ribadire più volte ieri mattina i sindacati nel corso dell'assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici della storica azienda tortoretana, attualmente di proprietà di una holding che fa capo al fondo Carlyle, «se passa l'idea che si può chiudere un'azienda che lavora, che fa utili», quello che rischia di saltare è il sistema Italia nel suo complesso.
Lunedì ci sarà l'incontro al Mise, chiesto con forza dalle organizzazioni sindacali, che si svolgerà in videoconferenza. Ieri, intanto, in concomitanza con l'assemblea dei lavoratori, al quale hanno preso parte oltre ai rappresentanti provinciali di Fim Cisl e Fiom Cgil Marco Boccanera e Mirco D'Ignazio e ai segretari provinciali di Cgil e Cisl Giovanni Timoteo e Fabio Benintendi anche i segretari nazionali di Fim Cisl e Fiom Cgil Valerio D'Alò e Claudio Gonzato, si è svolto anche lo sciopero dei lavoratori, al quale ha aderito il 100 per cento delle maestranze.
«In questo primo incontro con i lavoratori abbiamo spiegato i contenuti dell'incontro al Mise», ha sottolineato D'Alò, «dove chiederemo innanzitutto chiarezza sulle reali intenzioni dell’azienda. Quanto finora paventato non ci ha convinto per nulla sulle motivazioni che porterebbero alla chiusura della Betafence, finora solo annunciata, e non è accettabile che, qualunque sia il progetto della multinazionale, ricada sulle spalle dei lavoratori, come troppo spesso accade. Come Fim resteremo accanto ai lavoratori mettendo in campo insieme a loro ogni azione di lotta necessaria a tutelare il lavoro delle 155 famiglie dirette e di tutte le 150 famiglie dell'appalto». D'Alò, nel ricordare come la Betafence sia un'azienda attiva, che anche durante la pandemia ha continuato a produrre utili e a lavorare, ha poi aggiunto come la vertenza sarà «lunga e estenuante» e come dovrà essere oggetto di un doppio ragionamento, sia a livello nazionale che locale. «La politica, a tutti i livelli, deve capire che perdere il lavoro in questo territorio non è come perdere il lavoro a Milano», ha concluso, «e si deve ragionare anche su come rendere attrattivo questo territorio, a partire dal problema infrastrutturale».
In occasione dell'incontro al Mise di lunedì, come evidenziato da Boccanera e D'Ignazio, i lavoratori effettueranno un'altra giornata di sciopero con presidio davanti ai cancelli dell'azienda e si stanno organizzando per seguire l'incontro in teleconferenza. Il presidio, inoltre, sarà mantenuto tutti i fine settimana fino alla fine della vertenza. «Nell’assemblea di oggi è emerso un importante impegno da parte di tutti i lavoratori e di tutte le strutture sindacali, territoriali e nazionali, nella difesa dei posti di lavoro della Betafence», ha detto Gonzato, «nell’incontro del 1° di settembre al Mise ci attendiamo delle risposte concrete, con la convocazione di tutti i soggetti coinvolti, che cambino la scelta inaccettabile del fondo di cancellare un’azienda in salute e che fa utili in questo Paese nonostante la crisi determinata dalla pandemia Covid-19. Noi cercheremo di capire la posizione del Governo e cosa mettere in campo rispetto a questa posizione. Una cosa è certa, se non ci saranno risposte precise e assunzioni di responsabilità rispetto le quali non si chiude questa azienda metteremo in campo tutte le iniziative necessarie». (a.m.)
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