Betafence, c’è la proroga della cassa integrazione

3 Febbraio 2023

Ammortizzatori sociali fino all’ottobre del 2024, ma sul futuro c’è incertezza I sindacati: «L’azienda sta vendendo i macchinari e rinuncia a delle commesse»

TERAMO. Un'unica buona notizia, a fronte di un futuro cupo ed incerto: si può sintetizzare così il contenuto della conferenza stampa che ieri Cgil, Cisl e Uil hanno tenuto per portare di nuovo al centro delle cronache il caso della Betafance all'indomani dell'ennesimo incontro con la Regione e i referenti della multinazionale che ha acquisito l'azienda di Tortoreto. La buona notizia attiene agli ammortizzatori sociali: è stata decisa la proroga della cassa integrazione per i lavoratori fino ad ottobre 2024.
A marzo si dovranno decidere alcuni aspetti tecnici ed economici dell'applicazione della misura, compresa l'integrazione salariale da parte dell'azienda che avrebbe però sul punto mostrato forti resistenze. Per il resto dalla riunione del 31 gennaio nulla di positivo sarebbe venuto fuori ed i sindacati, tramite i segretari Natascia Innamorati (Cgil), Marco Boccanera (Cisl) e Michele Paliani (Uil), ieri hanno spiegato non solo le criticità legate alla cassa integrazione ma tutte le incognite che ancora avvolgono il presente e il futuro della Betafance. Un'azienda che è passata da 155 dipendenti a 97, che lavora a singhiozzo da oltre un paio d'anni e che per la prima volta nella sua storia chiude il 2022 con un bilancio in negativo. «Nessuno dice cosa quali piani ci sono per la Betafance: negli incontri in Regione che ormai facciamo da tempo cambiano di continuo gli interlocutori e nessuno dà risposte chiare», ha detto Innamorati, «un atteggiamento che non apre a nessuna speranza, anzi. L'azienda non ha un piano industriale, sta vendendo i macchinari dicendo che sono obsoleti ma senza che arrivino i nuovi e sta persino rinunciando ad importanti commesse che avrebbero garantito forti guadagni. Vogliono portare allo stancheggio i lavoratori, che però sono pronti a tornare davanti ai cancelli e a protestare». Per i sindacati altro tasto dolente è quello politico/istituzionale: alla Regione e ai politici teramani viene rimproverata scarsa attenzione per la vertenza. Per Boccanera la Regione, in particolare, «sonnecchia, non dice da che parte sta: se coi lavoratori e il territorio o con l'azienda. Questo non è più accettabile perché il supporto delle istituzioni è fondamentale in questi casi e invece noi siamo qui a combattere da soli con arco e frecce contro un colosso multinazionale» ha detto. Fra le azioni concrete che la Regione potrebbe fare c'è, ad esempio, quello di formare i lavoratori della Betafance: «Perché non investire su queste professionalità migliorandone le competenze per renderle spendibile in futuro? Questo la Regione può farlo», ha concluso Paliani.
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