Betafence, resta l’allarme dei lavoratori

1 Settembre 2023

L’incontro in Regione con i vertici aziendali delude dipendenti e sindacati. Quaresimale: «Lo stabilimento non sarà chiuso»

TORTORETO . Resta carico di incertezze il futuro della Betafence. Dall’incontro di ieri mattina negli uffici regionali di via Passo Lanciano a Pescara con sindacati e azienda non è arrivata la schiarita attesa dai 97 lavoratori in cassa integrazione dello stabilimento tortoretano dell’azienda che produce recinzioni. Un folto gruppo di lavoratori ha presidiato, con bandiere, cartelli e magliette su cui è stampato lo slogan: «La Betafence non si tocca», l’ingresso della sede pescarese della Regione dove gli assessori Pietro Quaresimale (lavoro) e Daniele D’Amario (attività produttive) hanno incontrato la delegazione sindacale, formata dalla rappresentanza aziendale e da Natascia Innamorati (Fiom Cgil), Marco Boccanera (Fim Cisl) e Michele Paliani (Uilm Uil), e la dirigenza aziendale. La partecipazione al tavolo di Peter Rudd, vice presidente della holding Praesidiad, che ha di recente ceduto la proprietà dell’azienda a un pool di banche, e del direttore dello stabilimento Paolo Corporente non è servita, dopo circa quattro ore di confronto, a rassicurare sindacalisti e lavoratori. Quaresimale sottolinea comunque un dato positivo. «Lo stabilimento di Tortoreto non sarà smantellato, timore che era tornato alla ribalta dopo il cambio di proprietà ed è da valutare positivamente il fatto che ci sono elementi pregiudizievoli rispetto alla situazione precedente all’acquisto», sottolinea, «sul fronte dello sviluppo industriale non sono arrivate risposte e questo ha generato delusione tra i lavoratori e i sindacati». Il passaggio di proprietà alle banche ha garantito, a detta dei dirigenti aziendali, una consistente iniezione di liquidità che potrebbe avere effetti positivi in termini di produttività anche per lo stabilimento tortoretano. Di tutt’altro avviso sono i sindacarti, secondo i quali mancano effettive garanzia di ripresa e tutela dei lavoratori. «L’azienda intende mantenere la situazione attuale», evidenzia Innamorati, «ma non si può andare avanti così». Per i 97 lavoratori a ottobre scadrà la cassa integrazione straordinaria che potrà essere prorogata per sei mesi, fino ad aprile dell’anno prossimo. Poi, salvo l’attivazione di ulteriori ammortizzatori, potrebbero partire i licenziamenti legati ai 39 esuberi dichiarati dai vertici aziendali. «Anche un aumento di produzione nel settore dei gabbioni per animali a cui è destinato lo stabilimento non garantirebbe lavoro per tutti», evidenzia la segretaria della Fiom Cigl. Serve, dunque, maggiore chiarezza sui piani aziendali legati anche al recupero di segmenti produttivi dismessi e per questo le parti torneranno a incontrarsi il 28 settembre. Nel frattempo resta lo stato di agitazione dei dipendenti.
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