Borsacchio, sbancate dalle ruspe le dune a ridosso della spiaggia

Le Guide presentano un esposto a sindaco e forze dell’ordine: «I lavori sono stati autorizzati?» L’associazione: «In assenza di gestione e pianificazione torna la minaccia dei cementificatori»
ROSETO. Allarme per i lavori di scavo eseguiti nei giorni scorsi all'interno della riserva del Borsacchio, a ridosso della spiaggia: l'associazione Guide del Borsacchio presenta un esposto al sindaco del Comune di Roseto, alla polizia municipale e provinciale, alla capitaneria di porto di Giulianova, ai carabinieri forestali e all’ufficio Ambiente della Regione Abruzzo per capire se questi lavori fossero autorizzati e comprenderne il fine.
«Dal 5 al 26 marzo uno dei tratti classificati come duna grigia, con codice protezione Natura 2000 della Riserva», si legge nella nota delle Guide del Borsacchio, «è stato totalmente sbancato con scavatori che hanno lavorato fra duna e terra, spostando la sabbia e danneggiando, presumibilmente, la vegetazione dunale, spingendo i rifiuti dal campo alla spiaggia. Nelle relazioni del piano di assetto naturalistico era addirittura fotografata e classificata come area di pregio dallo studio condotto dai ricercatori». Una delle aree più fotografate della Riserva, soprattutto mediante l’utilizzo di droni, vista la presenza di una folta vegetazione a ridosso della spiaggia, appare ora un deserto. «I lavori sono stati svolti da una ditta che ha preso in affitto i terreni, e che si occupa di stabilimenti balneari, ristorazione e turismo», continua la nota, «quei terreni sono di sabbia e sale, investiti dal mare dalle mareggiate invernali fino a metà strada con la ciclabile. Per questo non sono coltivati e nei decenni sono diventate dune e habitat. È stata perfino spostata la sabbia per livellare l'area retrodunale che era l'unico argine alle mareggiate. Ora in quel tratto il prossimo inverno il mare rischierà di arrivare alla ciclabile».
Le Guide del Borsacchio infine ricordano come nelle città limitrofe le riserve naturali siano attive e abbiano preservato molti territori, mentre a Roseto è ancora tutto fermo da 18 anni. «Il problema nasce da 18 anni senza gestione, pianificazione e controllo», conclude la nota, «nonostante 15 anni di esposti, la linea di costa non è mai stata aggiornata e tecnicamente, vista l’antichità delle mappe e l'erosione, per la burocrazia nei primi 70 metri di mare ci sono terreni e vigneti, i primi terreni agricoli sottomarini della storia. Nata nel 2005, nella riserva entro 90 giorni sarebbero dovuto partire un comitato di gestione e un Pan (piano di assetto naturalistico, ndc). Ad oggi, seppur qualche progresso è stato fatto, non esistono nessuno dei due, e in questo immobilismo e assenza di gestione sono tornati gli appetiti cementificatori di gruppi imprenditoriali di fuori Roseto».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

