Botte alla mamma, arrestato il pescatore salvato dopo 40 ore

9 Gennaio 2019

Il 35enne Giovanni Amodio è accusato di aver maltrattato e perseguitato la donna per avere soldi È stato bloccato dai carabinieri dopo la richiesta d’aiuto del genitore, nascondeva un coltello  

MARTINSICURO. La sua storia, per giorni, è stata alla ribalta della cronaca. Ma ora di Giovanni Amodio, il marittimo 35enne di Martinsicuro che nel mese di ottobre venne recuperato vivo al largo di Pescara dopo 40 ore dal naufragio della sua barca, la cronaca racconta una vicenda tutt’altro che edificante. L’uomo è stato arrestato per maltrattamenti e stalking alla madre che, secondo l’accusa, avrebbe perseguitato per un lungo periodo. Ad arrestare il pescatore, due sere fa, sono stati i carabinieri della stazione di Martinsicuro. Dopo l’ennesima lite con la madre lo hanno fermato in flagranza di reato, oltre che per maltrattamenti in famiglia, anche per atti persecutori e porto di coltello del genere proibito. L’uomo è stato bloccato mentre tentava di fuggire dalla propria abitazione, al termine dell’ennesimo alterco con la donna a cui avrebbe chiesto – secondo i riscontri investigativi contenuti nel fascicolo penale – sempre più con insistenza soldi. Al fermo diniego della donna di pagare, il figlio avrebbe alzato le mani. Evidentemente stanca e spaventata la donna ha chiamato i carabinieri che in poco tempo sono arrivati in casa di Amodio.
Nel corso della perquisizione personale lo hanno trovato in possesso di un coltello a serramanico, poi sequestrato. La mamma ha successivamente denunciato ai militari di essere destinataria, da alcuni anni, di continui atti persecutori posti dal figlio, concretizzatisi con percosse, molestie e reiterate minacce, anche di morte. Tutti atteggiamenti che hanno provocato in lei un grave e perdurante stato d’ansia e timore per la sua incolumità. Giovanni Amodio è stato condotto nel carcere di Teramo in attesa dell’udienza di convalida in programma per oggi.
Amodio venne recuperato il 14 ottobre scorso, 40 ore dopo l’incidente con la sua barca. Le reti si impigliarono nell'elica e la barca si ribaltò dieci miglia al largo di Martinsicuro. Lui finì sotto all'imbarcazione, ma riuscì a liberarsi e a prendere una cintura di salvataggio. Il giubbotto salvagente gli permise di restare a galla e la corrente lo spinse fino all'altezza di Pescara, dove venne individuato dagli occupanti di una barca da diporto, mentre erano in corso le ricerche coordinate dalla guardia costiera del capoluogo adriatico. Lo trovò, a circa sette miglia al largo del porto, un poliziotto della squadra volante della questura di Pescara, che sulla barca in compagnia di amici per una battuta di pesca. Il 35enne venne caricato a bordo e trasportato al porto turistico Marina di Pescara, dove ad attenderlo c'era il 118. Trasportato all’ospedale Santo Spirito di Pescara, furono subito avviati tutti gli accertamenti e qui i medici del pronto soccorso accertarono un principio di ipotermia. Il marittimo disse di essere riuscito a tornare a galla dopo che la propria barca si era rovesciata, trattenendolo all’interno. L’aver mantenuto addosso i vestiti aveva contribuito a mantenere la temperatura corporea garantendogli la sopravvivenza. Dopo la sua odissea, Amodio ha cercato di ripartire con la sua attività. Cosa sia accaduto in questo periodo ora saranno le indagini ad accertarlo. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, sembra che i maltrattamenti nei confronti della madre ci fossero già prima della brutta avventura del naufragio.
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