Brucchi: emergenza finita ma ora servono i soldi

Il sindaco: «Risorse insufficienti, così la ricostruzione non può decollare»
TERAMO. Dall'emergenza alla ricostruzione il passo non è né breve né facile. I numeri snocciolati dal sindaco Maurizio Brucchi a un anno dalle prime violente scosse sismiche che hanno colpito pesantemente Teramo dicono che la fase più critica è ormai alle spalle, ma il ritorno alla normalità resta lontano e minato da tante incognite per famiglie, imprenditori e professionisti che rischiano di portare ancora per anni i segni di un cataclisma epocale per la città. I danni sono pesanti, gli sfollati migliaia e le risorse ancora scarse per garantire a tutti prospettive di recupero in tempi ragionevoli.
I NUMERI. Dal 24 agosto ad oggi Brucchi ha firmato 1.820 ordinanze di sgombero di cui 1.351 hanno riguardato abitazioni dichiarate inagibili. Di queste 327 sono state classificate come E, ovvero nel massimo grado di danneggiamento, 120 C con inagibilità parziale, 120 B agibili con interventi di ripristino, 41 F compromesse da strutture vicine pericolanti e una D da rivedere. Ci sono però anche 485 immobili dichiarati non utilizzabili a seguito delle verifiche della Protezione civile, per i quali i proprietari non hanno ancora proceduto alla compilazione delle schede Aedes, tramite tecnici di loro fiducia, per l'esatta quantificazione dei danni e la relativa classificazione. Gli sgomberi hanno prodotto una schiera di 5.040 sfollati tra cui 1.023 famiglie che usufruiscono del contributo di autonoma sistemazione per un importo mensile di 712mila euro. Tra gli immobili messi fuori uso dalle ripetute scosse sismiche fino a quelle del 18 gennaio rientrano 55 negozi e laboratori artigiani, 37 chiese e sei scuole. Il bilancio è drammatico anche per le case popolari. Dei 142 alloggi sul territorio comunale 122 sono risultati inagibili. In tutto sono 30 le palazzine Ater messe fuori gioco: 9 sono state classificate E e 21 B. Nella lista degli immobili inutilizzabili ci sono anche sei edifici pubblici, tra cui la sede centrale del Comune, l'istituto musicale Braga e il museo archeologico, mentre quelli parzialmente compromessi sono sette compresi la prefettura, alcuni uffici della Asl e la Camera di commercio. A completare il quadro delle strutture danneggiate sono i 15 cimiteri che, dopo la fase emergenziale, sono stati in parte riaperti. L'impatto degli sciami sismici è reso evidente anche dalle richieste di sopralluoghi su edifici lesionati. Sono state 5.690 di cui solo 30 ancora da smaltire.
IL LAVORO FATTO. Proprio questo dato consente a Brucchi di sottolineare «il grande lavoro fatto dagli uffici che sono stati impegnati anche in estate» e il supporto ricevuto dalla Protezione civile che ha messo a disposizione le squadre per le verifiche Fast e Aedes. «In un anno abbiamo di fatto esaurito le richieste di controlli», osserva il primo cittadino, «ad eccezione delle 30 che ancora mancano perché si è reso irreperibile chi le aveva presentate». Il Comune, dunque, è pronto a far partire la ricostruzione e sta allestendo l'ufficio che gestirà le pratiche per gli interventi sugli edifici privati. «Siamo stati autorizzati dalla Regione ad assumere a tempo determinato quattro tecnici per questa attività», annuncia, «e a breve pubblicheremo il bando per selezionarli». L'ufficio speciale per la ricostruzione, oltre a occuparsi degli interventi sugli edifici privati, dovrà verificare le pratiche relative agli immobili privati confermandone l'ammissione al finanziamento.
POCHI SOLDI. L'esiguità dei fondi resta comunque l'incognita principale che pesa soprattutto sui tempi dell'agognato ritorno alla normalità. «Le risorse sono in insufficienti», osserva Brucchi, «questo sarà il problema dei prossimi mesi». Il Comune finora può contare sui 4 milioni di euro per il recupero della San Giuseppe e sui 230mila euro per la materna di Villa Ripa. A questi si aggiungono 4,5 milioni per le palazzine Ater e l'imminente arrivo di 70mila euro per alberghi e ristoranti che nei primi giorni dell'emergenza hanno ospitato gli sfollati. Di soldi però ne servono molti di più.
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