Brucchi in salvo se riduce gli assessori ma è ancora indeciso

Crisi in Comune, tra oggi e lunedì le ultime trattative Sul consiglio del 6 c’è l’incognita del numero legale
TERAMO. Il consiglio della verità si avvicina (martedì 6 giugno è dietro l’angolo) e non si hanno tracce di una soluzione alla crisi che attanaglia l’amministrazione Brucchi. I tentativi dei giorni scorsi di riportare all’ovile due delle “pecorelle smarrite” della prima ora, ovvero Guido Campana di Al centro per Teramo e Raimondo Micheli di Fdi-An, sembrano falliti. Al centro per Teramo, la lista che fa capo a Mauro Di Dalmazio, ha deciso di non entrare in aula il 6 al momento dell’appello e di farlo solo se la maggioranza garantirà il numero legale (17 consiglieri), per poi votare con la consueta libertà di pensiero gli eventuali provvedimenti. La possibilità che si vada in seconda convocazione (il 13 giugno) c’è, e ovviamente sarebbe un ulteriore segnale che Brucchi è al capolinea.
Il sindaco non appare intenzionato a mollare, ma sembra anche indeciso sulla strategia da applicare. Cedere alla richiesta dei tre dissidenti che in aprile hanno fatto venir meno la maggioranza (Vincenzo Falasca, Alfredo Caccioni e Domenico Sbraccia) e quindi riportare la giunta a sei o al massimo sette assessori? Oppure non cedere, fare una controproposta finale e rischiare così il tutto per tutto? La prima soluzione è al momento la più probabile, la seconda però non va esclusa. Tra oggi e lunedì attesi gli incontri decisivi.
Riportare la giunta a sei è questione ritenuta risibile dal sindaco rispetto ai veri problemi della città e appare un abominio a Paolo Gatti e Paolo Tancredi, i principali leader politici che sorreggono l’amministrazione. Ma, a quanto pare, nessuno dei due avrebbe imposto a Brucchi di non farlo. Tenere in piedi l’amministrazione, in questo momento, è considerato di vitale importanza dal centrodestra. In ballo ci sono partite importantissime come la ricostruzione e l’ospedale unico. Senza un consiglio comunale, decisioni esiziali per la città verrebbero prese altrove.(d.v.)
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