Brucchi: io non mollo e sono convinto che arriverò al 2019

5 Aprile 2016

«Perché dovrebbero sfiduciarmi? È vero, si discute molto ma alla fine i provvedimenti vengono approvati tutti»

TERAMO. Dalle fibrillazioni sempre più frequenti nella maggioranza alle prospettive amministrative e politiche. Il sindaco Maurizio Brucchi esce allo scoperto nel momento più delicato della sua esperienza alla guida del Comune di Teramo fissando i paletti che orienteranno i prossimi passi. A cominciare dal varo del bilancio di previsione, che sarà il crocevia politico per lui e per la coalizione con cui è stato rieletto quasi due anni fa. Brucchi è convinto di farcela.

Il suo mandato arriverà a scadenza naturale o terminerà prima?

«Per quanto mi riguarda il mio mandato finirà nel giugno del 2019. I teramani che mi hanno votato - anzi i teramani che ci hanno votato, sindaco, giunta e consiglieri - hanno voluto assegnarci un mandato di cinque anni e dobbiamo rispettarlo, anche se in politica tutto è possibile perché siamo in una fase di grandi cambiamenti».

Arriverà a fine mandato con la stessa maggioranza con cui è stato eletto?

«Certo che sì! Questa è la mia maggioranza e con questi consiglieri porterò a termine il mandato. Tra l'altro io ritengo che oggi la coerenza debba far parte del vademecum di chiunque voglia essere impegnato in politica, quella con la P maiuscola. Ho interesse a riaprire il discorso con gli amici di Fratelli d'Italia-An, la cui uscita dalla maggioranza è stata forse un po' troppo frettolosa; nell'ultimo periodo hanno dimostrato di voler partecipare attivamente alla vita politica ed amministrativa, votando provvedimenti anche importanti. E' vero: in questa prima fase della consiliatura si sono registrati alcuni movimenti di consiglieri da una lista ad un'altra, anche con la formazione di nuovi gruppi consiliari, ma tutti hanno sempre ribadito senza tentennamenti di voler continuare a dare un apporto fattivo a questa maggioranza».

La verifica non ha stemperato le tensioni in maggioranza, anzi sembra averle accentuate: se potesse tornare indietro, la rifarebbe così presto dopo le elezioni?

«Lo avevo detto il giorno dopo la costituzione della giunta, che avrei fatto una verifica ogni anno; e così è stato. Dopo i primi dodici mesi, abbiamo fatto la verifica annunciata; al termine della quale, anche in considerazione di ciò che era emerso dalle consultazioni, ho deciso di dare continuità all'azione di governo cittadino, confermando tutti. A dicembre vi sarà una nuova verifica, quella di metà mandato, e vedremo. Essere un delegato del sindaco è un grande onore ma soprattutto un grande onere. Sulle tensioni, non so se si sono accentuate o meno. Io credo che a volte perdiamo di vista l'unico valido motivo per cui siamo qui: il bene comune, amministrare la cosa pubblica con dedizione, serietà e grande onestà. Mettere le proprie aspirazioni prima del bene comune è un errore».

Se fosse sfiduciato prima di metà mandato, si ricandiderebbe sindaco?

«Sono certo che la mia maggioranza non abbia mai pensato, neanche per un minuto, di sfiduciare il suo sindaco. Lo dimostrano i fatti: discussioni tante, confronti a volte duri, ma alla fine i provvedimenti vengono approvati, tutti; e poi perché dovrebbero sfiduciarmi? Sto lavorando male? Non sono presente nell'attività amministrativa? Io voglio portare a termine il mio mandato, e lo farò; se la consiliatura dovesse finire prima per cause che non hanno nulla a che vedere con l'azione politico-amministrativa, allora sì, potrei ricandidarmi».

Ha mai pensato ad una sfiducia 'pilotata' per liberarsi dalle frange turbolente della maggioranza e riproporsi con una coalizione più coesa?

«Non mi è passato in mente neanche per un attimo un discorso del genere. Non fa parte del mio modo di essere. E poi non ci sono 'frange turbolente', anche se a volte si va oltre il consentito, e questo non fa bene a nessuno. I cittadini ci osservano e ci giudicano. Poi ci troviamo al secondo mandato ed è sempre più complicato del primo. Mi ricordo quello del sindaco Sperandio, allora io ero consigliere di opposizione: ogni consiglio aveva il bis, perché cadeva il numero legale. A noi questo è accaduto una sola volta in sette anni».

Se fosse sfiduciato e non potesse ricandidarsi, come proseguirebbe l'attività politica?

«Non è difficile fare politica se hai davvero a cuore la tua città, la tua regione o il tuo Paese. Pertanto sarei in grado di trovare gli stimoli per continuare senza la fascia tricolore. Peraltro un lavoro io ce l'ho, ed è anche un bel lavoro».

Come vede il suo futuro politico una volta terminato il mandato da sindaco?

«Non ho molto tempo per pensare al mio futuro politico, sono molto concentrato sull'oggi, nel rispettare il mandato dei cittadini. Lavoro moltissimo, da quando sono sindaco non ho più tempo per me stesso, e quel poco che ho lo dedico alla mia famiglia. Oggi è davvero difficile amministrare una città: non ci sono soldi, i problemi sono enormi, i cittadini sono sfiduciati e in grande difficoltà; ci vuole determinazione, presenza, disponibilità e passione civile. Vedremo quello che accadrà: io sono abituato a lasciarmi tutte le porte aperte. Ho sempre fatto così e mi è andata bene, almeno finora. Non sono un figlio d'arte e quello che ho fatto, gli obiettivi raggiunti, sono frutto della mia determinazione e di tanto lavoro; pertanto: sarà quel che sarà».

Su quali temi incentrerebbe un patto di maggioranza per la seconda metà della consiliatura e per garantire stabilità?

«Abbiamo vinto le elezioni con un programma elettorale costruito con tutta la coalizione e basato sul confronto con i cittadini: questo è il patto di maggioranza. Negli ultimi dodici anni Teramo è cresciuta molto. Abbiamo risolto problemi storici come la viabilità; abbiamo lavorato per la sicurezza dei nostri figli, mettendo a norma le scuole; abbiamo portato a termine infrastrutture e impianti che daranno risposte attese da decenni dai residenti, dagli operatori economici, dalle frazioni, dall'associazionismo sportivo e culturale; abbiamo riaperto alcuni siti archeologici chiusi da decenni e stiamo completando il cosiddetto progetto Cult; abbiamo fatto fronte alle difficoltà di bilancio, applicando tagli importanti alla spesa pubblica ma continuando a garantire servizi. Presto apriremo nuovi cantieri, uno tra tutti: il sottopasso di Villa Pavone. Abbiamo saputo programmare il futuro di questa città, con interventi strategici e importanti, ad esempio l'housing sociale di via Longo. Tante sfide ci attendono per i prossimi tre anni: sfide difficili, che solo lavorando di squadra riusciremo a vincere. Poi ci sarà tempo per decidere chi sarà il prossimo candidato sindaco».

Gennaro Della Monica

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