Brucchi: «La giunta torna a nove perché ora bisogna ripartire»

Il sindaco evidenzia che ci sono settori fermi e spalma tra tre assessori le deleghe alla ricostruzione Pesanti quelle per Di Sabatino, che avrà anche il bilancio. «I costi in più? Qui non ci sono sprechi»
TERAMO. Le deleghe rimaste vacanti negli ultimi mesi tornano ad avere un padrone in Comune. Il sindaco le ha attribuite ieri mattina con il riallargamento della giunta a nove assessori che gli ha permesso di liberarsi degli incarichi accumulati da giugno in poi a seguito di rimpasto e dimissioni. A quelli che ha mantenuto ad interim il primo cittadino ha aggiunto nuovi compiti imposti dall'emergenza sisma.
RICOSTRUZIONE. È il caso della delega alla ricostruzione, nella quale rientreranno una serie di competenze relative al patrimonio edilizio pubblico tra cui scuole e beni artistici e culturali, affidata ad Alfonso Di Sabatino Martina in rappresentanza di "Teramo soprattutto". Si tratta dell'incarico più emblematico e per certi versi più politico tra quelli attribuiti dal sindaco perché, come spiega lui stesso, i danni provocati dagli sciami sismici impongono un «rafforzamento dell'organo di governo» con una concentrazione d'impegno che liberi altri settori e i relativi assessori dalle incombenze post terremoto. «L'urbanistica, i lavori pubblici e i servizi sociali sono fermi», evidenzia Brucchi, «perché il 90% dell'attività di questi uffici è assorbito dall'emergenza». Serve dunque riportare la giunta ai numeri di inizio mandato, dopo la contrazione successiva al rimpasto di giunta, e spalmare le incombenze imposte dal sisma. Così l'altro nuovo assessore Silvio Antonini gestirà l'informatizzazione delle procedure per la ricostruzione, oltre a occuparsi di sicurezza, polizia urbana e decoro della città secondo quanto disposto dal recente decreto governativo in materia, ed Eva Guardiani somma alla delega ai servizi sociali specifiche attribuzioni in tema di assistenza alla popolazione e autonoma sistemazione.
SCUOLE E BILANCIO. Caterina Provvisiero, invece, eredita dalla recente dimissionaria Francesca Lucantoni istruzione pubblica e cultura, oltre alle pari opportunità. Il sindaco si libera anche dalla rognosa delega al bilancio, quella che, spiega, «da uomo pratico, poco abituato ai numeri, ho sofferto di più». Se la sciropperà Di Sabatino Martina, al rientro nell'ufficio lasciato due anni e mezzo fa quando era vice di Brucchi prima delle elezioni. Con lui il primo cittadino sottolinea di avere un rapporto consolidato da un lungo percorso politico comune. «In alcune circostanze non c'è stata tra noi piena condivisione», ammette, «ma questo fa parte della dialettica». Ci sta, secondo lui, anche che qualche consigliere di maggioranza la pensasse in modo diverso sul numero degli assessori da designare «ma è importante», spiega, «capire il momento che sta vivendo la città».
I COSTI. A mandare in bestia Brucchi sono invece le contestazioni mosse dall'opposizione sui costi connessi al riallargamento della giunta. «Non accetto ramanzine su questo punto», alza la voce il sindaco, «con gli stipendi di due assessori a Pescara se ne pagano tre a Teramo e avanza pure qualcosa». Il primo cittadino rivendica il taglio degli emolumenti degli amministratori, a partire dal suo compenso di poco superiore ai 1.200 euro e imparagonabile a quello dei suoi omologhi di Pescara, Roseto e Lanciano che – dice – si attestano a cifre doppie, triple e anche quintuple. «Chi si dedica dalla mattina presto alla sera all'attività amministrativa, assumendo anche responsabilità importanti senza avere altra fonte di reddito, come capita a qualche nostro assessore», insiste il primo cittadino, «ha diritto o no a riportare qualcosa a casa?». Guai dunque a evocare sperperi di denaro pubblico per alimentare la casta. «Quando vado a Roma per il Comune uso la mia macchina», scandisce Brucchi, «non voglio più sentir parlare di sprechi: chi lo farà dovrà vedersela con me». Conta molto di più centrare gli obiettivi amministrativi. «Se non li raggiungeremo sarà giusto contestarci», conclude Brucchi, «ma non accetto le critiche preventive».
Gennaro Della Monica
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