Brucchi: «Sì all’ospedale unico Lo possiamo fare a Sant’Atto»

Sorgerebbe di fianco al centro iperbarico dove c’è un’area a disposizione di più di 40 ettari Il sindaco: «Comunque ci deve essere un solo presidio per acuti e deve restare nel capoluogo»
TERAMO. E arriva il quarto sito per l’ospedale unico. Questa volta lo propone il sindaco, Maurizio Brucchi. Una proposta che, al pari delle altre, sarà discussa in un consiglio comunale straordinario entro un mese.
«Come sindaco mi permetto di proporre una ulteriore ipotesi, in località Piane Sant'atto, che da una prima valutazione ha tutte le caratteristiche per rispettare i parametri previsti nello studio realizzato recentemente dal direttore generale della Asl, Roberto Fagnano. L'area ha una estensione considerevole che prevede la possibilità di ulteriori sviluppi successivi. In essa non vi sono aree edificabili e fabbricati né aziende insediate. Interessante, ai fini della proposta, la presenza in confine con il Centro Iperbarico, struttura sanitaria già in esercizio». L’area è relativamente vicina alle grandi vie di comunicazione: a un chilometro e mezzo dallo svincolo di San Nicolò-Sant'Atto della Ss 80 (raccordo Teramo-Mare) e un chilometro e 800 metri dall'innesto con la Sp 3 San Nicolò-Garrufo di collegamento con la Val Vibrata. L'area ha una estensione considerevole: consta di due compendi territoriali, uno di 27 ettari 16 are e 78 centiare e l'altro di 13 ettari 42 are e 95 centiare.
La destinazione urbanistica dell'intera zona è attualmente G7 (aree di tutela ambientale, a verde privato) e l'eventuale intervento potrà essere attuato dichiarando il progetto di pubblica utilità, urgente ed indifferibile. Nelle zone vicine non ci sono aree da cui possano derivare rischi ambientali.
Brucchi ritiene che sia «imprescindibile», avere l’ospedale unico a Teramo. A dire il vero il sindaco ritiene che l’assessore regionale Silvio Paolucci si sia espresso a favore della sua costruzione nel territorio del capoluogo, anche se i più hanno capito che l’assessore si sia espresso solo su una posizione baricentrica, non indicando località. Comunque sia, il sindaco ritiene che «non è possibile pensare che una città capoluogo di provincia non debba avere nel suo territorio l'ospedale di riferimento. La programmazione della Asl, che prevede un ospedale per acuti e la riqualificazione dei nosocomi periferici, ha una razionalità: è necessario realizzare un ospedale unico, moderno, antisismico, che assicuri tutti i requisiti di comodità, agio, riservatezza capaci di rendere il più possibile confortante e bene organizzato il ricovero ospedaliero. Una struttura che, naturalmente, non rappresenta la soluzione di tutti i mali della sanità teramana ma che diverrebbe sicuramente un punto fondamentale ed importante per il suo sviluppo crescente. La Asl di Teramo paga a tutt'oggi una mobilità passiva di oltre 60 milioni di euro l'anno, derivante sicuramente dallo scarso comfort delle nostre strutture ma principalmente dalla carenza ormai cronica di personale medico ed infermieristico e dall'aggiornamento della strumentazione elettro-medicale, delle apparecchiature; aspetti, questi, la cui mancata risoluzione renderebbe vana anche la costruzione di un nuovo ospedale unico. Non è più accettabile che questo territorio continui a pagare un prezzo alto perché le scelte attuali di politica sanitaria sono ancorate ai parametri del passato e tengono vincolati i tetti di spesa del personale a termini di raffronto non più attuali».
Brucchi esprime apprezzamento per le altre due proposte, arrivate dal vicepresidente del consiglio regionale, Paolo Gatti, favorevole all'area industriale di San Nicolò e dal consigliere comunale del Pd Maurizio Verna, che prevede l'insediamento di un ospedale unico in prossimità della rotonda dello stadio di Piano d'Accio. L’originaria ipotesi fatta da Fagnano, che riguarda un terreno a Mosciano, adiacente alla superstrada, non viene nemmeno citata. Comunque, almeno le tre proposte su Teramo saranno discusse nel consiglio straordinario aperto, al quale dovranno prendere parte, oltre a Regione, Provincia e Asl, tutti rappresentanti politici del territorio.
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