Bruciata un’antica tela a Sant’Antonio

Le fiamme si sviluppano nel pomeriggio: le spegne la perpetua, che poi sviene. Distrutto anche un crocifisso
TERAMO. Dieci minuti. In un lasso di tempo così breve sono andati a fuoco un’antica opera d’arte, un crocifisso ligneo e la tovaglia dell’altare maggiore nella chiesa di Sant’Antonio. E l’incendio avrebbe potuto anche estendersi oltre, se la perpetua non fosse rientrata e avesse spento buona parte del rogo, prima di accasciarsi al suolo, svenuta.
E’ accaduto ieri alle 16,30 nella chiesa del Duecento che si affaccia su corso de Michetti. La storia è tutta, o quasi, nel racconto di Splendora, la perpetua che da anni accudisce la chiesa e l’anziano parroco, don Paolo. «Erano le 16,30 e sono uscita per andare a prendere le medicine per don Paolo in farmacia», racconta la signora Splendora, «saranno passati cinque minuti, dieci al massimo, e quando sono rientrata in chiesa ho visto le fiamme. Avvolgevano il quadro della Madonna Addolorata e arrivavano in alto. A quel punto ho bussato alla porta del parroco, volevo andare a prendere un secchio d’acqua, ma non mi ha risposto, allora ho cercato di spegnere l’incendio con quel che avevo, e mi sono anche bruciata le mani». La signora Splendora mostra le mani, con alcune bolle causate da lievi ustioni. La perpetua ha cercato di allontanare le fiamme il più possibile dagli arredi di valore – ci sono fra l’altro dipinti di Vincenzo Baldati e Gennaro Della Monica – a causa del denso fumo che aveva invaso la chiesa, è svenuta.
L’ha vista a terra un’altra donna che era andata a recitare il rosario e ha chiesto subito aiuto all’edicolante che è proprio accanto. «Una donna mi ha detto che c’era un incendio e che Splendora era a terra», racconta Silvia Villanova, titolare dell’edicola, «ho subito chiamato il 118 e il 115. Intanto sono corsa dentro e per fortuna la donna stava relativamente bene, era cosciente». Anche il personale del 118, arrivato sul posto, ha constatato che la perpetua si era ripresa.
In chiesa sono arrivati anche i vigili del fuoco, che hanno trovato l’incendio già spento. E poi la polizia scientifica, insieme alla Digos. Scientifica e vigili del fuoco hanno studiato a lungo la scena dell’incendio, per capirne le cause. La Digos ha sentito i testimoni. In primis, Splendora: «Non c’erano lumini nè candele vicino al quadro, che di solito è in canonica, ma l’avevamo esposto, su una sedia, perchè oggi viene celebrata la Madonna Addolorata, che è poi quella raffigurata nel quadro del Seicento andato distrutto», racconta, «secondo me qualcuno l’ha bruciato. Vicino c’era solo una lampadina, che arde ancora, quindi non ha causato l’incendio». Non è peregrina, dunque, l’ipotesi dell’atto vandalico o dell’attentato a sfondo religioso, visto che è andato a fuoco un quadro proprio nel giorno della ricorrenza a cui è legato. Di certo, restano i cumuli di cenere e la cornice annerita dal fuoco.
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