Bullismo: coinvolto uno studente su tre

Tante le prevaricazioni emerse nella ricerca su 265 ragazzi in quattro superiori a Giulianova e Tortoreto
GIULIANOVA. Tuo figlio è un bullo? Da un’indagine condotta da Valentina Iannetti e Emidio Cirilli, rispettivamente del Sert di Nereto e Giulianova, su 265 studenti di quarto superiore del liceo scientifico di Giulianova “Marie Curie” e gli istituti “Crocetti-Cerulli” di Giulianova, “Peano-Rosa” di Pineto e “Primo Levi” di Sant’Egidio, è emerso che il 60% sono toccati a diverso titolo dal bullismo.
L’analisi, realizzata in collaborazione con Cesareo Calcagni e presentata venerdì nell’istituto “Cerulli” di Giulianova, ha evidenziato che nel bullismo cooperano tre tipologie di soggetti: il bullo stesso, la vittima e i testimoni, che hanno funzione di pubblico e sono quindi essenziali per la rappresentazione dell’azione prevaricatrice. «Il bullismo», ha dichiarato Iannetti, «è un fenomeno che nasce nel mondo adolescenziale ed esprime difficoltà affettive-relazionali di tutti e tre i suoi attori (bullo, vittima, testimone)». È possibile riconoscere un potenziale bullo già nella preadolescenza e cioè fin dalla terza elementare. Le azioni del bullo possono essere dirette, come le minacce, sia verbali che fisiche, o indirette come la diffamazione e la calunnia. Le vittime di bullismo, però, per un meccanismo di autodifesa ma anche di disagio sociale, sono però spesso portate a rimuovere dalla propria mente i soprusi subiti ed è quindi impossibile stabilire con esattezza la percentuale reale. I testimoni sono, per oltre il 50% del campione analizzato, per lo più passivi e solo una piccola percentuale, tra questi, può essere classificata come “empatica”, perché mostra senso di colpa per il proprio mancato intervento. La verità è che i ragazzi tendono a fare branco e individuano nel bullo il leader, senza soffermarsi sulle problematiche reali che stanno alla base di quei comportamenti. «Spesso», ha confermato Daniela Magno, referente regionale del bullismo per conto dell’ufficio scolastico regionale, «il bullo, che in molto casi attribuisce la causa del suo comportamento alla famiglia, considera le sue azioni come “brutti scherzi e modi di passare il tempo”». Il “Crocetti Cerulli” per combattere il fenomeno, almeno a scuola, ha aperto una casella di posta elettronica apposita, consultabile sul sito della scuola ed è possibile contattare l’osservatorio regionale sul bullismo anche su Facebook alla pagina SmontailbulloAbruzzo.
Margherita Totaro
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