C’è un progetto per ricostruire lo stabilimento “Pura Vida”

ROSETO. «Abbiamo presentato al Comune due mesi fa un progetto per ricostruire il lido, speriamo che lo approvino entro fine aprile per riuscire a lavorare nella prossima stagione estiva». È l'auspicio...
ROSETO. «Abbiamo presentato al Comune due mesi fa un progetto per ricostruire il lido, speriamo che lo approvino entro fine aprile per riuscire a lavorare nella prossima stagione estiva». È l'auspicio di Alessandro Catena, che dal 2010 al 2019 ha gestito il “Pura Vida”, l'ultimo stabilimento a sud di Roseto, vicino al porticciolo turistico, ma che nell’ottobre del 2019 è stato costretto ad abbatterlo.
La burocrazia è stata il più grande problema: tutto è filato liscio infatti fino al 2010, quando c’era l’articolo 35, che permetteva di realizzare una costruzione amovibile su un’area demaniale, ed Egidio Talamonti, che ha creato lo stabilimento dal nulla nel 2005, rinnovava la concessione ogni sei mesi e, dunque, il lido poteva restare sempre lì tutto l’anno. «Nel momento in cui è stato abolito l’articolo 35», dice Catena, «è stato innalzato il vincolo idrogeologico, e questa zona è stata considerata area R4, ovvero a rischio elevato, per la vicinanza del fiume Vomano e il pericolo della sua eventuale esondazione. Dunque non potevamo demolire perché poi non potevamo ricostruire, e così siamo rimasti per nove anni in questo limbo. Nel 2010 abbiamo fatto anche un ricorso al Tar precisando che questa era una concessione già in essere, come già lo erano i campeggi qui vicino». Nel 2011, tra l’altro, il fiume Vomano esondò allagando i campeggi limitrofi, ma al Pura Vida non successe nulla. «Purtroppo il nostro avvocato precedente, negli ultimi tre anni, non si è presentato mai alle udienze, e così il Tar ha bocciato il ricorso», continua Catena, «ora siamo ricorsi al Consiglio di Stato, ma ancora non si pronuncia. E così a ottobre 2019 siamo stati costretti purtroppo ad abbattere il Pura Vida. Vorrei precisare che nel frattempo continuiamo a pagare il canone, la Tari e tutte le tasse perché è una concessione demaniale».
Lo stabilimento, unico nel suo genere, venne fondato nel 2005 da Egidio Talamonti, che ora vive e lavora in Australia. «All’inizio si chiamava Gibraltar Cafè», spiega Talamonti, «ed era apprezzato da tanti cittadini e turisti, oltre a essere un servizio per i bagnanti. È un peccato che sia finito così, ma spero che possa essere presto ricostruito».
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