Cabinovia, il ricorso del gestore bocciato dal Consiglio di Stato

22 Ottobre 2022

L’imprenditore che chiedeva l’annullamento del bando di vendita non si arrende e va al giudice civile Il liquidatore della Gran Sasso: «Questa situazione non fa che ritardare la liquidazione della società»

TERAMO. Cabinovia di Prati di Tivo: il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso del gestore Marco Finori che chiedeva l’annullamento della sentenza del Tar Abruzzo sul difetto di giurisdizione in merito al bando di vendita delle attrezzature. Ma Finori non si ferma e va dal giudice ordinario.
Il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza di primo grado del giudice amministrativo che si dichiarava incompetente sul ricorso presentato da Finori avverso la Gran Sasso Teramo (Gst) la società pubblico-privata in liquidazione proprietaria delle attrezzature e rimandava tutto al giudice ordinario. Una pronuncia nella quale è stato ribadito il carattere imprenditoriale della Gst «secondo criteri di redditività e profitto come emerge dall’articolo 24 dello Statuto che presuppone che l’attività sociale sia produttiva di utili e ammette la distribuzione agli azionisti in forma di dividendi nella logica tipica della società di capitali con fini di lucro» contrariamente a quanto asserito da Finori sulla «natura pubblicistica della società».
Finori, che era stato l’aggiudicatario finale del bando della vendita degli impianti, non si era presentato per la firma del rogito e la Gst gli aveva revocato la gestione e la vendita, aprendo al secondo offerente, i fratelli Persia di Tottea. Ma l’atto dal notaio con i Persia era stato bloccato più volte prima dal ricorso di Finori al Tar che si era dichiarato incompetente a giudicare, poi al Consiglio di Stato che aveva sospeso gli effetti e l’esecuzione degli atti impugnati al Tar sino alla decisione collegiale che è arrivata ieri e ha confermato il difetto di giurisdizione. Ora ci deve essere la restituzione degli impianti da Finori la cui proroga di gestione scade il 9 novembre e la possibile vendita ai Persia. «La sentenza del Consiglio di Stato è il sigillo definitivo che prova come l’attività svolta dalla Gst è ineccepibile sul profilo ordinario e amministrativo», commenta il liquidatore Gabriele Di Natale, « tutto quello che è stato fatto non ha ombre; convocheremo a breve un’assemblea dei soci per illustrare le ultime vicissitudini per resistere all’atto di citazione di Finori con l'udienza fissata per il prossimo 23 febbraio che ci è pervenuto solo dopo tre ore della notifica della sentenza del Consiglio di Stato. Mi rammarica il fattoche questa situazione non fa altro che ritardare la liquidazione della società che è aperta da alcuni anni in danno dei creditori. Proprio tre giorni fa ci è pervenuto un decreto ingiuntivo della Dolomite di 58mila euro per la corrente elettrica. Ma l’aspetto che ci amareggia di più è che il comprensorio e le attività collegate sono danneggiate da questa confusione che non permette di programmare l’attività e dare lustro alla stazione».Finori, però, non si arrende e ha già notificato il ricorso al giudice ordinario: «Ci aspettavamo la sentenza perché eravamo al confine tra la giustizia amministrativa e quella ordinaria. conCi rivolgeremo al tribunale civile che ci permetterà di riesaminare la vicenda sin dall’emanazione del bando».
©RIPRODUZIONE RISERVATA