Caccia ai due complici del killer di Martinsicuro

10 Giugno 2015

L’autopsia potrebbe slittare a domani: l’uomo raggiunto all’addome da un solo colpo di pistola. Acquisite le immagini di alcune telecamere del quartiere Tronto. Sentita la compagna della vittima dimessa dall’ospedale: "Voleva uccidere anche me, forse sono una testimone scomoda"

MARTINSICURO. L’arresto del killer non esaurisce la dinamica dell’agguato mortale di Martinsicuro. A tre giorni dall’omicidio del 35enne Roberto Tizi, si fa serrata la caccia ai due presunti complici di Arjan Ziu, il 49enne albanese che ha confessato di aver sparato all’uomo per vendicarsi dopo un litigio avuto con Tizi e nel corso del quale sarebbe stato violentemente picchiato. Ma è anche sulla testimonianza della compagna della vittima che i carabinieri si muovono per mettere insieme i tasselli del puzzle.

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La donna, che durante l’agguato è stata ferita di striscio ad una caviglia, è stata dimessa dall’ospedale di Sant’Omero in cui era stata ricoverata domenica sera. A investigatori e inquirenti che l’hanno sentita ha detto che il killer voleva uccidere anche lei. «Si è appoggiato al finestrino della macchina dalla mia parte puntando la pistola», ha raccontato la donna di 35 anni sentita come persona informata sui fatti e assistita dall’avvocato Massimo Di Bonaventura di Fermo, «e ha sparato. Io sono riuscita a scappare, sono uscita dalla macchina e sono fuggita e ho sentito i colpi. Forse voleva uccidere anche me perchè sono una testimone scomoda visto che avevo assistito alla lite di qualche ora prima e li avevo separati. Uno aveva la pistola, ma con lui c’erano anche altri. Quello con la pistola io e Roberto lo conoscevamo bene da tempo. Era stato un amico».

Intanto l’autopsia, in un primo momento annunciata per oggi, potrebbe slittare a domani. In attesa dell'esame autoptico sul corpo della vittima dell'agguato, sono stati comunque effettuati i primi accertamenti che avrebbero evidenziato, al momento, un solo colpo di pistola che avrebbe attinto l'uomo all'addome. La compagna della vittima e alcuni testimoni hanno raccontato di aver sentito cinque spari, mentre in macchina sono stati rinvenuti tre bossoli e una ogiva. E all’esame dei carabinieri ci sono anche le immagini registrate da alcune telecamere della zona che avrebbero ripreso tutte le fasi del mortale agguato avvenuto in via Vasco De Gama, nel quartiere Tronto di Martinsicuro.

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Si tratta di immagini che avrebbero confermato la presenza di altri due uomini, oltre a Ziu in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato dopo la sua confessione di lunedì pomeriggio. Agli investigatori ha raccontato di aver ucciso per vendetta, offrendo ampie dichiarazioni. Aggiungendo qualcosa di importante su cui investigatori e inquirenti mantengono il più stretto riserbo e che nelle prossime ore consentirà di ricostruire non solo la dinamica dell’agguato ma anche il perchè. Che potrebbe essere non solo una vendetta legata al litigio di domenica sera. Il fermato, inoltre, ha fornito indicazioni per far ritrovare la pistola usata che però non è stata ancora rinvenuta, ma anche su questo novità sono previste entro breve. E non è da escludere che l’arma possa essere ritrovata una volta bloccati i presunti complici. Anche ieri, intanto, i carabinieri hanno continuato ad ascoltare numerosi testimoni. Non solo chi ha assistito all’agguato mortale, ma anche chi qualche ora prima è stato testimone della violenta lite tra Tizi e Ziu scoppiata in prossimità di un bar della zona. Sono volati pugni e schiaffi e ad avere la peggio è stato l’albanese che, una volta arrivata l’ambulanza, ha rifiutato di essere medicato e si è allontanato. Per poi tornare, qualche ora dopo, davanti all’abitazione della vittima per l’agguato mortale.

Dopo aver sparato è scappato e dopo una notte di vagabondaggio, risulta essere senza fissa dimora, intorno alle 13 di lunedì è stato intercettato e arrestato nella centralissima piazza Cavour di Martinsicuro. Aveva appena comprato un pacchetto di sigarette. Quando i carabinieri si sono avvicinati non ha opposto resistenza.

Qualche ora dopo, nella caserma di Alba Adriatica e assistito dal suo legale Tiziano Rossoli, ha ammesso di aver ucciso Roberto Tizi. «L’ho fatto per vendetta»ha detto ai carabinieri. Ma non era solo.(d.p.)

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