Cacciata dalla chiesa di Castelli la grande Via Crucis di Di Simone

14 Aprile 2022

La Soprintendenza alle Belle Arti non ha autorizzato l’esposizione dell’opera a San Giovanni Battista Il maestro ceramista di fama internazionale insorge: «Una decisione che ferisce tutta la comunità»

CASTELLI. Per la Pasqua 2019 fu inaugurata nella chiesa di San Giovanni Battista a Castelli la monumentale Via Crucis in ceramica di Nino Di Simone, artista castellano di levatura internazionale. L’opera, donata dal maestro alla comunità come simbolo delle sofferenze passate, soprattutto a causa dei terremoti, sarà rimossa martedì prossimo.
Motivo il diniego a suo tempo dell’autorizzazione da parte della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio all’esposizione dell’opera nella chiesa appena restaurata e riaperta al culto, perché non compatibile con l’immagine della chiesa delineata dai restauri. «Sono deciso a difendere la Via Crucis e rivendico l’espressione del sacro anche con il linguaggio contemporaneo, altrimenti si dovrebbero rinnegare tutti i papi che hanno aperto le chiese all’arte sacra contemporanea» protesta il maestro Di Simone, che ricorda le visite alla chiesa e alla sua opera di storici e critici dell’arte, di divulgatori come Roberto Giacobbo e di personalità ecclesiastiche come monsignor Franco Hillary, osservatore permanente della Santa Sede all’Onu.
«Se l’opera era priva di permessi perché il vescovo Lorenzo Leuzzi venne a inaugurarla e benedirla? Una cerimonia con tutto il paese e la presenza accanto al sindaco Rinaldo Seca del procuratore capo di Teramo Antonio Guerriero». L’artista teme anche che la rimozione, che ferirebbe l’intera comunità castellana, possa danneggiare l’opera, costituita da 15 sculture in altorilievo, le 14 stazioni canoniche della Via Crucis più la Resurrezione, secondo la variazione introdotta da Giovanni Paolo II.
«In San Giovanni Battista mancava una Via Crucis», aggiunge il maestro. «L’opera è collocata nelle pareti di ingresso della chiesa, senza invadere il presbiterio. Quando è stato scritto quel diniego nessuno della Soprintendenza si è premurato di venire a vederla». Con una lettera del 29 marzo 2019 l’Ufficio diocesano per i Beni culturali ecclesiastici (Udbce), all’epoca diretto da don Filippo Lanci, pur sottolineando che l’Ufficio avrebbe dovuto essere informato del progetto sin dall’inizio, aveva dato il nulla osta all’esposizione della Via Crucis dopo aver esaminato la pratica inoltrata dal parroco, don Franco D’Angelo. Parere favorevole che però doveva essere sottoposto per l’autorizzazione definitiva alla Soprintendenza.
Che pochi giorni dopo, l’11 aprile, inviò il preavviso di diniego al vescovo Leuzzi, all’Udbce e al parroco. La lettera della Soprintendenza, che annunciava anche l’avvio dell’iter per il ricollocamento in San Giovanni Battista delle opere su tela di pertinenza della chiesa e il rientro della statua lignea della Madonna di Castelli (XII secolo), ancora esposta al Museo nazionale d’Abruzzo all’Aquila, sottolineava l’incompatibilità della Via Crucis per dimensioni e colori con l’immagine della chiesa delineata dai restauri: «La collocazione delle opere sulle pareti della navata andrebbe a interferire in modo rilevante con gli apparati decorativi presenti all’interno della chiesa e, soprattutto, con il riposizionamento della pregevole statua della Madonna di Castelli».
Che è ancora lì al Munda che aspetta di tornare. Nonostante il preavviso di diniego, tre anni fa il vescovo inaugurò e benedisse la Via Crucis. «Ho condiviso l’opera e ho fatto tutto quello che ha disposto la curia», aggiunge don Franco. «Normale che io non voglia la rimozione della Via Crucis, ma obbedisco al vescovo. Se vuol rimuovere l’opera non posso oppormi. La comunità parrocchiale è stata messa in croce da questa vicenda. Ho fatto tutti i tentativi per far restare la Via Crucis, anche con i politici, di destra e sinistra. Tutti sanno la situazione, nessuno ha mosso un dito».
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