Calunnia alle operatrici del carcere, detenuto indagato

17 Dicembre 2014

TERAMO. Per far "scomparire" dei fogli, addossandone la responsabilità alle due operatrici sanitarie del carcere che si erano occupate del suo caso, un ex detenuto di Castrogno aveva escogitato un...

TERAMO. Per far "scomparire" dei fogli, addossandone la responsabilità alle due operatrici sanitarie del carcere che si erano occupate del suo caso, un ex detenuto di Castrogno aveva escogitato un trucchetto semplice quanto ingegnoso: appenderli con una cordicella fuori dalla finestra della sua cella, custoditi in una bustina di cellophane, e lasciarli lì a penzolare indisturbati. E tutto con il probabile obiettivo, almeno secondo gli inquirenti, di farsi trasferire in un altro carcere. Peccato che dopo la sua denuncia un'attenta perquisizione della sua cella abbia svelato il trucchetto, con il pm Andrea De Feis che ha firmato per Antonio De Vito, 41 anni, di Lamezia Terme, ora trasferito in un altro istituto penitenziario, la richiesta di rinvio a giudizio per calunnia.

La vicenda risale a quando, dopo aver chiesto di poter avere copia del suo diario clinico, De Vito avrebbe accusato di appropriazione indebita e falso la coordinatrice tecnica del presidio sanitario interno al carcere e un'altra operatrice. Ree, secondo lui, di avergli consegnato solo parte dei documenti richiesti e di essersi impossessate del resto, impedendogli così di prendere atto compiutamente del suo stato di salute. Accuse gravi che avevano fatto scattare immediatamente i dovuti accertamenti, con tanto di perquisizione nella cella dell'uomo dove gli agenti avrebbero rinvenuto i documenti nascosti in una busta. Busta che il detenuto avrebbe appeso fuori dalla finestra per tenerla al riparo da sguardi indiscreti. Così per l'uomo è arrivata prima la denuncia, poi la richiesta di rinvio a giudizio per calunnia.(al.mar.)

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