Cambia l’assistenza domiciliare: verrà gestita da diverse società

6 Febbraio 2023

Aggiudicata la gara ponte per dodici mesi, intanto la Regione prepara l’appalto per tre anni La Cgil è preoccupata: «Si rischia di aumentare il precariato e di peggiorare la qualità delle cure»

TERAMO. Una gara ponte della Asl di Teramo da oltre 6 milioni di euro appena aggiudicata, e una regionale da 109 milioni prossima ad essere definita: entrambe attengono al servizio di cure domiciliari, l'Adi, che va verso un profondo cambiamento non senza qualche perplessità legata soprattutto alla qualità dell'assistenza per i pazienti. Perplessità che arrivano dalla Cgil, relative in particolare al bando di gara europeo indetto dalla Regione Abruzzo tramite l'Aric (Agenzia regionale informatica e committenza).
LA GARA PONTE. Mesi fa la Asl di Teramo ha indetto una gara per la gestione delle cure domiciliari alla luce della scadenza del contratto (già in passato prorogato) con la cooperativa che per diversi anni lo ha portato avanti. Una gara da 6 milioni per un anno. Un tempo “piccolo” dettato proprio dalla gara regionale in corso. Nelle scorse settimane l'iter si è concluso con l'aggiudicazione a un Rti, raggruppamento temporaneo di imprese (Solidarietà e vita, Filadelfia-Vivisol, Horizon Service), che ha già preso servizio. I lavoratori che hanno svolto l'attività per il vecchio gestore sono stati riassorbiti grazie a una clausola sociale introdotta nel bando. Questa non è l'unica novità. L'Adi è oggi un'unità semplice della Asl e il responsabile è Tommaso Ceci (dal prossimo primo maggio in pensione): proprio questo assetto muterà a breve, poiché ogni distretto sanitario della Asl di Teramo gestirà il servizio in autonomia. «L'Adi ricopre un ruolo importantissimo: in questi anni il servizio è stato svolto in modo ottimo, ma ora siamo preoccupati per il futuro», dice Pancrazio Cordone, segretario della Cgil Teramo, soddisfatto del riassorbimento del personale nella gara ponte ma perplesso sul fronte del mantenimento della qualità con la gara regionale.
LA GARA REGIONALE. Le procedure sono state avviate la scorsa estate facendo subito alzare la voce ai sindacati per il mancato coinvolgimento nelle scelte prese. Il bando, suddiviso in quattro ambiti territoriali per ogni Asl, prevede appalti di tre anni senza rinnovi automatici. «La cosa che ci preoccupa è che il servizio Adi cambierà fisionomia, moltiplicando le figure gestionali con possibili ricadute sulla qualità nell'assistenza ai pazienti», aggiunge Cordone, «per il territorio di Teramo ci sarebbero 13 operatori accreditati e disponibili a svolgere il servizio: significa che tutti questi soggetti possono lavorare. Un'apertura al mercato che può mettere a rischio i lavoratori in primis, con un aumento significativo del precariato già molto diffuso nel settore: tanti operatori dovranno dividersi un “mercato” in cui tra l'altro la scelta ricadrà sui pazienti. Potranno essere questi a scegliere a quale operatore rivolgersi per le cure: ma secondo quali criteri? E la società che eroga il servizio, in una situazione così altalenante, come può garantire la costante presenza di figure professionali? Inoltre la Regione parla di clausola sociale per mantenere i livelli occupazionali, ma è chiaro che in un quadro simile questo è davvero di difficile concretizzazione», conclude il segretario Cgil.
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