Camera di commercio, la fusione con L’Aquila potrebbe saltare

Dopo l’ultima ordinanza del Tar Lazio che ha rilevato profili di incostituzionalità sulla legge il presidente Lanciotti ha convocato una riunione lunedì per decidere se proseguire o meno l’iter
TERAMO. La fusione tra la Camera di commercio di Teramo e quella dell’Aquila potrebbe non realizzarsi mai. Perché se l’ente camerale teramano non aveva mai nascosto il poco entusiasmo verso l’accorpamento adesso a complicare ulteriormente le cose è arrivata un’ordinanza del Tar del Lazio che rimette in gioco l’intero impianto normativo.
Intervenendo sul ricorso presentato dalla Camera di commercio di Pavia per l’annullamento del decreto ministeriale che disponeva la riduzione del numero degli enti camerali attraverso il loro accorpamento, il tribunale amministrativo regionale ha infatti rilevato dei profili di incostituzionalità di alcuni articoli della legge in applicazione della quale è stato adottato il relativo decreto. Da qui la decisione del Tar di rinviare gli atti alla Corte Costituzionale, che dovrà adesso esprimersi sulla questione. Un’ordinanza, quella del Tar del Lazio, che ha già spinto diverse Camere di commercio ad interrogarsi sul proseguire o meno l’iter di fusione. Tra queste proprio quella di Teramo, con il presidente dell’ente camerale teramano Gloriano Lanciotti che ha convocato un’apposita riunione per lunedì pomeriggio alle 17. «A fronte della decisione del Tar Lazio ho convocato tutte le associazioni imprenditoriali del territorio ed anche quelle sindacali», ha confermto Lanciotti, «per capire cosa vogliamo fare alla luce di questa novità. Si tratta infatti di capire come vogliamo muoverci, se andare avanti o prendere altre decisioni come ad esempio mettere l’iter in stand by in attesa di capire cosa succede. C’è infatti il rischio che salti l’intero impianto e di conseguenza dovremo mettere in campo una lunga riflessione. Per martedì ho convocato anche il consiglio camerale e vedremo il da farsi».
Lanciotti non si spinge oltre, ma a dicembre scorso, in occasione della tradizionale conferenza stampa di fine anno, intervenendo in merito alla fusione con la camera di commercio dell’Aquila aveva confermato delle perplessità sottolineando come se ci fossero stati degli spiragli per fare un passo indietro l’ente non avrebbe perso l’occasione di restare autonomo. Intanto ad esprimere soddisfazione per la volontà della Camera di commercio di riaprire la discussione sull’iter di accorpamento è stato ieri mattina il presidente dell’Api Teramo Alfonso Marcozzi. «Come Api ci fa piacere che si riapra questo discorso», ha sottolineato Marcozzi, «anche perché abbiamo sempre ritenuto assurdo accelerare questo processo, che andava a forte discapito del teramano, quando non ce n’era alcuna necessità».
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