Camionista morì sul lavoro, respinta la richiesta di perizia

14 Febbraio 2024

TERAMO. Nei giorni infiniti delle tragedie sul lavoro, si è aperto ieri il processo d’appello per la morte di Roberto Morelli, il 31enne camionista di Napoli, deceduto nel 2017 nel piazzale della...

TERAMO. Nei giorni infiniti delle tragedie sul lavoro, si è aperto ieri il processo d’appello per la morte di Roberto Morelli, il 31enne camionista di Napoli, deceduto nel 2017 nel piazzale della ditta Metalferro di Castelnuovo Vomano schiacciato da una balla di plastica. Caso all’epoca citato più volte dall’ex ministra della giustizia Marta Cartabia dopo la lettera scritta dalla mamma della vittima sui tempi lunghi del procedimento penale e con la stessa ministra che in più occasioni aveva parlato proprio della tragedia teramana e della necessità di dare risposte più veloci nelle aule di tribunale.
Al termine dell’udienza di ieri i giudici di secondo grado (collegio presieduto da Gabriella Tascone) hanno respinto la richiesta di una perizia fatta dalle difese rappresentate dagli avvocati Gennaro Lettieri, Guglielmo Marconi e Florindo Tribotti. Si torna in aula a marzo.
Per quella morte in primo grado ci sono state tre condanne a 4 anni ciascuno per l’amministratore della Metalferro Pasquale Di Giacinto, per il figlio Luca amministratore unico della Dg Capital Service Srl, società che all’epoca dei fatti operava all’interno dello stabilimento svolgendo attività di selezione provenienti da raccolte differenziate e per Michele Bonaccorso all’epoca dei fatti lavoratore interinale in servizio alla Dg Capital con mansioni di carrellista alla guida del muletto che trasportava balle di plastica una delle quali travolse l’operaio. Pasquale Di Giacinto, inoltre, è stato condannato a un ulteriore anno per il reato di impedimento del controllo. (d.p.)