Canalba, blitz dei carabinieri Cacciato un operatore del canile

15 Aprile 2016

Alba, ha fatto un esposto alla Direzione del lavoro dicendo di lavorare in nero da sette anni «Attendo da mesi un’ispezione, ora mi mandano via». La struttura smentisce: «È un volontario»

ALBA ADRIATICA. Attimi di tensione, ieri mattina, al canile di Alba Adriatica. Questa volta non a causa del solito problema del Vibrata che da anni erode la struttura, ma per le proteste di uno degli operatori che lamenta di lavorare in nero dal 2009. Un clima esasperato da forti discussioni, culminato ieri mattina con l’intervento dei carabinieri di Alba Adriatica che hanno fatto uscire l'uomo dalla struttura.

L'operatore, C.D’A., attende da settimane l'intervento degli ispettori della Direzione territoriale del lavoro, a cui ha inviato esposti e sollecitazioni girate per conoscenza anche ai carabinieri di Alba. «In Canalba ho lavorato in nero per sette anni come manutentore. Ho fatto turni da 5 ore al giorno, con riposo settimanale la domenica. Sono stato sempre retribuito in contanti, percependo somma netta prima di 50 euro al giorno, poi diventati 35, infine 25», scrive C.D’A. in un esposto del 21 marzo. Poi aggiunge a voce: «Quei soldi mi servivano per pagare l'affitto, ora rischio di ritrovarmi in mezzo ad una strada. Ieri, come ogni giorno, ero lì con la speranza che arrivassero gli ispettori del lavoro e mi vedessero all'opera, così da riscontrare quanto ho denunciato. Ma loro non sono mai arrivati e alla fine i gestori della struttura hanno deciso che non sono più gradito. A maggio abbiamo l'incontro davanti alla Direzione del lavoro per il tentativo di conciliazione».

Ci sarebbero altri "colleghi" pronti a confermare quanto detto dall’operatore. Se le autorità dovessero accertare che lavoro nero c'è stato, la situazione sarebbe potenzialmente esplosiva: il canile è infatti un punto di riferimento non solo per gli amanti degli animali, ma anche e soprattutto per i Comuni vibratiani, per i quali accoglie e riaffida oltre 300 cani alla volta, in una condizione già precaria per le esondazioni del torrente e dei contributi economici a singhiozzo.

Canalba comunque si difende. Non con la storica direttrice, la tedesca Charlotte Spielmann, ma con l'associazione nazionale Anta, di cui Canalba è entrata a far parte di recente. Spiega il presidente Bruno Mei Tomasi: «L'uomo è un volontario, che però ha la pretesa di cambiare i rapporti con il canile, diventandone dipendente. Ma la gestione, affidata a una onlus, non permette di accettare la pretesa. Finora non ha avuto uno stipendio, tantomeno in nero, ma come altri volontari ha avuto un rimborso, non per il suo lavoro, bensì per il trasporto, il lavaggio degli indumenti e la propria alimentazione».

Luca Tomassoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA