Cantiere nautico abusivo Baroni: «Io non mi muovo»

10 Novembre 2014

Roseto, il 25 novembre il Comune prenderà possesso dell’area per demolire i capannoni costruiti su terreno demaniale, ma ci sono due ricorsi pendenti

ROSETO. È arrivata l’ora x per lo storico cantiere nautico del rosetano Giovanni Baroni. Tra qualche giorno, il 25 novembre per la precisione, il Comune provvederà alla presa di possesso dei capannoni per poi procedere alla loro demolizione. Tutto questo, come si legge nella nota inviata dal Comune all’imprenditore, per «occupazione senza titolo di terreno appartenente al demanio pubblico dello Stato». Va sottolineato che la struttura si trova alle spalle del porto turistico e proprio a ridosso dell’ultimo tratto del fiume Vomano, pertanto in una posizione strategica per il futuro sviluppo dell’intera zona. La “condanna” per il cantiere rosetano risale al 2011, quando un progetto della Regione, prevedeva lo spostamento dell’argine fluviale che sarebbe dovuto passare proprio dove c’è il cantiere. L’ultima nota del Comune, quella recapitata a Baroni proprio in questi giorni, parla di mancata demolizione di opere abusive, cioè i capannoni dove si costruiscono barche, che pertanto ora verranno tolte all’imprenditore. «Costruisco imbarcazioni dal 1968», è l’amara riflessione di Baroni «con il modello Delfino ho vinto un campionato europeo offshore; ho alle mie dipendenze ancora cinque operai e vorrei andare avanti con la mia attività. Perché mai dovrei chiudere una azienda che dato lustro all’intera Regione? E, soprattutto, perché si ricordano solo oggi che la struttura che ho realizzato con tanti sacrifici è abusiva?». Baroni critica anche i cambiamenti di programmi prospettati in questi ultimi anni. «Per la demolizione del cantiere», dice l’imprenditore, «una volta si faceva ricadere la responsabilità di dover realizzare un argine sulla foce del fiume Vomano che doveva passare forzatamente sopra ai capannoni e non sull’argine pre-esistente. Ora che l’Eni ha realizzato l’argine, non sui capannoni ma nell’alveo del fiume, come da progetto autorizzato dal Genio civile di Teramo, si parla di piste ciclabili, ponti pedonali tra Roseto e Scerne per agevolare le gite in bicicletta. Una scelta che non tiene conto delle persone che lavorano nel cantiere e dell’indotto, nonostante la crisi occupazionale». Baroni fa sapere che sulla questione ci sono due ricorsi in fase istruttoria al Tar dell’Aquila e in Cassazione, inoltre c’è la proposta dello stesso imprenditore per lo spostamento a suo carico del cantiere nell’area adiacente ai capannoni esistenti. «Solo se mi ammazzeranno lascerò l’area», conclude disperato Baroni, «penso che un po’ di rispetto me lo sia meritato».

Federico Centola

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