Caporalato, c’è un nuovo ricorso per la mamma ai domiciliari

La difesa impugna il no alla scarcerazione della donna indagata insieme al figlio ora in carcere I due sono accusati di sfruttamento del lavoro dopo la denuncia del migrante chiuso nella roulotte
TERAMO. Il giudice ha detto no alla revoca degli arresti domiciliari e la difesa ricorre contro il provvedimento facendo appello: c’è un altro passaggio a scandire l’inchiesta sul presunto caso di caporalato ai danni di un migrante per cui un giovane imprenditore agricolo teramano è in carcere e sua madre in detenzione domiciliare. Il provvedimento riguarda la donna, la 50enne Nicoletta Di Fabio, di fatto titolare dell’azienda agricola di Sant’Atto gestita dal figlio 25enne Marco Di Francesco ma con un altro lavoro, finita ai domiciliari con l’accusa di aver violato il divieto di dimora a Teramo a cui era stata sottoposta inizialmente nell’ambito dell’inchiesta in cui i due sono indagati per sfruttamento del lavoro e intermediazione illecita. L’imprenditore e la mamma sono accusati (accuse tutte da dimostrare nel corso del procedimento in corso) di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro con violazione dei contratti nazionali e delle norme sulla sicurezza del lavoro. Secondo il migrante, attualmente ospite in una comunità protetta, gli sarebbe stato imposto di lavorare dodici ore al giorno per occuparsi di bestiame con l’obbligo di fare da custode anche nelle ore notturne. Tutto per 500 euro al mese e l’alloggio in una roulotte senz’acqua e senza luce posizionata vicino alla stalla, a Sant’Atto. Per il lavoro fatto da giugno dell’anno scorso e maggio di quest’anno sarebbe stato pagato solo con 2.500 euro. Il giovane sarebbe stato contattato dopo aver risposto a un annuncio di lavoro trovato sui social e successivamente sarebbe arrivato a Teramo. È stato lui stesso, nei mesi, a presentarsi all’ispettorato del lavoro per denunciare il suo caso.
Nei giorni scorsi il migrante, che si è trova in una comunità protetta e che come vittima di reato potrà chiedere un permesso di soggiorno, ha confermato le accuse nel corso di un incidente probatorio chiesto dal pm Francesca Zani, titolare del fascicolo. Mamma e figlio sono difesi rispettivamente dagli avvocati Franco Patella e Lidia Serroni. (d.p.)
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