Caro mensa, in piazza la protesta delle mamme

Cartelli ironici contro gli aumenti della refezione e del trasporto scolastico «Ci state togliendo tutto, questi costi gravano su famiglie già in difficoltà»
TERAMO. Dopo gli aumenti delle mense e degli scuolabus è scattata la la protesta dei genitori che ieri mattina hanno manifestato in piazza Martiri. Un centinaio di mamme e papà, cartelloni e manifesti alla mano, hanno fatto sentire la loro voce al suono di fischietti e slogan indirizzati al sindaco. Il più urlato è stato «Brucchi, Brucchi, vieni fuori», seguito da «Brucchi, Brucchi, la mensa non si tocca» e «Brucchi, Brucchi, giù le mani dai pulmini».
In rappresentanza dell’amministrazione comunale sono intervenuti Giorgio Di Giovangiacomo e Piero Romanelli. Mentre il primo è rimasto solo per pochi minuti in piazza, l’assessore alla pubblica istruzione ha tentato per circa quaranta minuti di rispondere alle domande incalzanti dei genitori infuriati. «Per il momento le cose stanno così, per la quadratura di bilancio», ha confermato alla fine Romanelli, «dobbiamo mantenere gli impegni economici che abbiamo preso». Il malcontento generale non ha riguardato solo la mensa, ma anche il servizio per il trasporto scolastico, già oggetto di polemiche dopo i ritardi dei giorni passati e le corse dimezzate. In particolare, dalle vivaci proteste delle mamme, sembra chiaro che la sensibile maggiorazione dei buoni pasto per la refezione scolastica non sia andata giù a nessuno.
In fascia massima, in cui rientrano tutte le famiglie con un reddito Isee superiore a 10.600 euro annui, il prezzo per ogni pasto è arrivato a 4,40 euro mentre sale a 5 euro per i non residenti nel Comune di Teramo. C’è chi fa notare che tra la tariffa minima di 3,60 euro e la massima manca del tutto un’ulteriore fascia intermedia. A detta dei genitori, si tratta di un importo altissimo se lo si confronta con quello pagato nei comuni limitrofi ma, soprattutto, diventa una voce di spesa consistente per una famiglia media con due figli a mensa, nonostante le esenzioni. «Un pasto ai bambini non si nega, perché siamo tutti in difficoltà. Le maestre si vergognano all’inizio dell’anno a chiederci dei piccoli contributi. Noi glieli forniamo volentieri. Abbiamo dato 20 euro, carte, pennarelli, senza mai lamentarci», ha protestato un genitore, «non siamo mai scesi in piazza per questo. Però ci state togliendo tutto, ci state togliendo l’anima. Non ci potete dire di rinunciare ad una pizza, perché c’è gente che forse quella pizza neanche può permettersela». Se alcune mamme hanno scelto di rinunciare al servizio di scuolabus, organizzandosi privatamente per trasportare i bambini, tante altre per ragioni contingenti dovranno utilizzare comunque i servizi di mensa e trasporto scolastico. «Non è giusto che ci siano degli aumenti così improvvisi, che gravano sulle famiglie già in difficoltà», ha dichiarato un’altra mamma, «è stato un aumento davvero esagerato e soprattutto improvviso. Ci lamentiamo specialmente del fatto che sia stato attuato senza esserne informati». I genitori in rivolta hanno scelto la linea della protesta a effetto, esibendo tutta una serie di cartelli e manifesti ironici.
Si comincia dall’immagine di Robin Hood, dedicata al primo cittadino Maurizio Brucchi, a cui veniva fatto dire: «Salve, sono Robin Brucc. Rubo alle famiglie per dare agli assessori». Le frasi al vetriolo erano decine, dal semplice «Keep calm and passate la colazione» al «Renzi ce li dà, Brucchi ce li toglie». Altrove, ad incorniciare una foto in bianco e nero di Totò che mangiava con le mani i maccheroni, campeggiava la scritta: «A proposito di politica ci sarebbe qualcosa da mangiare anche per i nostri figli? O vi siete mangiati già tutto ormai?». Su altri cartelloni era riportata chiaramente tutta l’esasperazione dei genitori di fronte agli aumenti: «Siamo stufi di pagare sempre noi. Questa volta si fa alla romana! Cacciate i soldi per i servizi!».I genitori annunciano che nei prossimi giorni proseguiranno le manifestazioni di protesta. A San Nicolò alcuni non utilizzeranno il badge, facendo comunque mangiare i bambini alla mensa. A Villa Mosca altri stanno programmando a sorpresa alcuni giorni in cui i figli non usufruiranno del buono-pasto, senza dare alcun preavviso. Intanto continua la raccolta firme nelle scuole che in pochi giorni, tra San Nicolò, Villa Mosca e Piano d’Accio, ha già raggiunto un centinaio di aderenti.
Chiara Di Giovannantonio
©RIPRODUZIONE RISERVATA

