Cartella per un debito annullato Il giudice condanna Equitalia

6 Febbraio 2017

Accolto il ricorso di un anziano commerciante teramano. Il tribunale aveva già stabilito che non doveva pagare 15mila euro all’Inps. Ma la società gli ha ugualmente inviato l’ingiunzione

TERAMO. Ci sono volute ben due sentenze per vedersi finalmente annullato un presunto debito con l’Inps che un anziano commerciante teramano, in realtà, non ha mai avuto. La prima nel 2015, la seconda a distanza di due anni. Perchè quella che è diventata l’abitudine alla contrapposizione, ai codici, con i riti e le preclusioni spesso può allontanare dal comune buon senso. Nonostante nel 2015 il tribunale di Teramo abbia accolto il ricorso del l’uomo contro l’Istituto nazionale di previdenza sociale annullando quel pagamento di 15mila euro, l’Equitalia gli ha ugualmente notificato la cartella esattoriale intimandogli di pagare. Pagare un debito che un giudice aveva già annullato.

Così c’è voluta una seconda sentenza per cancellare l’intimazione di pagamento «in quanto», ha scritto nel provvedimento il giudice del lavoro Daniela Matalucci, «fondata su un titolo inesistente». Equitalia, che secondo l’ex governo Renzi dovrebbe chiudere dal primo luglio per lasciare il compito della riscossione delle cartelle esattoriali all’Agenzia delle Entrate, in questo caso è stata condannata al pagamento delle spese legali. La storia dell’anziano commerciante teramano, in questo iter giudiziario assistito dall’avvocato Rossella Licursi, inizia qualche anno fa quando si vede arrivare dall’Inps la richiesta di 15mila euro per presunti contributi mai versati in merito ad una società per la gestione di beni immobili di sua proprietà. L’uomo si oppone alla richiesta dell’Istituto di previdenza e fa ricorso al tribunale del lavoro. Nell’aprile del 2015 il giudice Giuseppe Marcheggiani accoglie il ricorso e dichiara illegittima la richiesta dell’Inps e inesistente il credito vantato nei confronti del negoziante. Tutto sembra finito, ma così non è. Qualche mese dopo, infatti, l’anziano si vede arrivare una cartella con cui l’Equitalia chiede il pagamento di quei 15mila euro all’Inps. Come se, nel frattempo, non ci fosse stata nessuna sentenza di annullamento.

A questo punto il legale dell’uomo impugna l’ingiunzione esattoriale e ricorre contro Equitalia. A gennaio la nuova sentenza. Scrive il giudice Matalucci nella sentenza: «L’intimazione è evidentemente fondata su un titolo inesistente al tempo della sua notifica, con la conseguenza che certamente lo stesso deve essere annullato. L’intimazione di pagamento impugnato costituisce atto posto in essere proprio da Equitalia, e dunque allo stesso imputabile, con la conseguenza che le contestazioni afferenti la sua legittimità non possono che essere formulate nei suoi confronti».

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