Cartello di imprese per falsare gli appalti

È una delle ipotesi su cui lavorano gli inquirenti per la spartizione delle opere nell’ufficio diretto dalla Mastropietro
GIULIANOVA. Un cartello di imprese per gli appalti pubblici: la bussola delle indagini indica una direzione ben precisa e, nella fiera dell’assurdo che diventa scandalo solo quando scatta l’inchiesta della magistratura, scandisce i tempi del caso Giulianova. Dopo il maxi sequestro di atti negli uffici del Comune, l’inchiesta sugli appalti si concentra sul ruolo del dirigente comunale del settore lavori pubblici Maria Angela Mastropietro e sul modus operandi della gestione degli appalti pubblici aggiudicati a delle imprese che tra i propri consulenti avevano Stefano Di Filippo, ex imprenditore ma soprattutto marito della Mastropietro.
I due sono indagati insieme a quattro imprenditori edili e a un collaboratore della società di Di Filippo, società con sede legale in Molise. Non ci sono amministratori comunali indagati e, fino a questo momento, non sono stati disposti sequestri sui conti dei sette. I reati fino ad oggi ipotizzati delineano già il contesto in cui i due pm titolari del fascicolo (Luca Sciarretta e Andrea De Feis) si muovono a caccia di conferme: si va dalla corruzione all’abuso d’ufficio fino alla turbata libertà degli incanti. Reato, quest’ultimo, che per il codice intende quel comportamento volontario atto a impedire le gare nei pubblici incanti e nelle licitazioni private, sia con metodi come promesse, minacce o frodi, sia allontanando o impedendo l'accesso agli offerenti.
E nella contestazione di questo articolo si evince che gli inquirenti ipotizzino l’esistenza di una sorta di cartello d’imprese tra costruttori pronti ad accordarsi tra loro prima del pubblico incanto. Nella consapevolezza, è questa la tesi della procura, di conoscere elementi in più per il fatto di avere come consulente il marito del dirigente dell’ufficio tecnico.
Nel mirino degli inquirenti, che hanno delegato la guardia di finanza, sono finiti svariati appalti per altrettante opere pubbliche: si va dagli impianti sportivi alle scuole, dal cimitero al piano di lottizzazione Lido delle Palme. Ma è sul ruolo della Mastropietro, già indagata insieme al marito nell’altra inchiesta sugli appalti per la gestione dei rifiuti in alcuni comuni teramani, che si concentra l’attenzione dei due pm che contestano al dirigente l’abuso d’ufficio.
Nell’abitazione della donna e del marito sono stati sequestrati computer e telefoni cellulari che nelle prossime ore saranno probabilmente passati al setaccio di investigatori ma soprattutto di consulenti. E anche ieri negli uffici della Finanza gli investigatori hanno continuato ad ascoltare altre sei persone informate sui fatti: in particolari funzionari del Comune e costruttori. Va detto che nell’indagine, scattata qualche mese fa, oltre alle intercettazioni ambientali ci sono anche le versioni acquisite direttamente da molti degli intercettati ascoltati già prima del blitz di giovedì mattina.
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