Case non dichiarate, 10 a giudizio per il reddito di cittadinanza

Per mesi avrebbero percepito l’indennità senza certificare di avere degli immobili di proprietà Rischiano da due a sei anni, tra gli imputati anche alcuni artigiani che lavoravano in nero
TERAMO. In attesa delle novità annunciate dal governo Meloni, il “vecchio” reddito di cittadinanza si continua a declinare nelle aule di tribunale dove i fascicoli mettono in fila le tante storie di furbetti pronti ad aggirare le norme con escamotage di ogni genere. I casi non sono nuovi visto che in un’aula di giustizia arriva l’epilogo di indagini e accertamenti già ampiamente finiti sulle cronache. Ma i numeri servono a riflettere l’immagine di un Paese in cui tutto è sempre possibile fino a quando non scatta l’inchiesta giudiziaria a definire l’illecito.
Sono dieci i teramani finiti a processo per indebita percezione di erogazioni pubbliche al termine delle udienze preliminari che si sono svolte davanti al giudice Marco Procaccini. Tutti rischiano da due a sei anni. Tra loro tanti casi: piccoli artigiani lavoratori in nero e quindi ufficialmente senza reddito, cittadini stranieri che hanno omesso di dichiarare il tempo di residenza in Italia (in questo caso il requisito fondamentale per l’indennità è quello di aver una permanenza di almeno dieci anni) e anche proprietari di immobili che hanno omesso di segnalare le proprietà. Ovvero avrebbero dichiarato di non possedere nulla mentre i successivi controlli hanno accertato il contrario. Secondo l’accusa hanno presentato insieme alle domande anche false autocertificazioni Isee, non indicando il proprio patrimonio immobiliare: il caso più significativo, già reso noto nei mesi scorsi al termine degli accertamenti delle forze dell’ordine, è sicuramente quello di un uomo proprietario di immobili per un valore di 150mila euro. Per tutti, nel frattempo, l’Inps ha già provveduto a sospendere l’erogazione del reddito.
Nel Teramano la lotta ai furbetti del reddito di cittadinanza è iniziata ormai da anni, da quando la misura è stata introdotta. Tanto è vero che per molti indagati ci sono fascicoli sono già in fase dibattimentale. L’ ipotesi di reato, prevista inizialmente come truffa e poi come indebita percezione di erogazioni pubbliche, è stata meglio definita nel decreto legge del 28 gennaio 2019 coordinato con la legge di conversione del 28 marzo 2019 riguardante proprio le disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e pensioni che all’articolo 7 stabilisce: «Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, chiunque, al fine di ottenere indebitamente il beneficio rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute, è punito con la reclusione da due a sei anni».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

