Case popolari su aree non pagate: saldato un debito da 1,4 milioni

Il Comune sborsa la somma ai quattro proprietari dei terreni occupati in contrada San Benedetto Svolta con la sentenza del Tar che ha condannato l’ente a restituire gli spazi liberati dagli edifici
TERAMO . Il Comune paga 1,4 milioni di euro per un ettaro e mezzo di terreno. In quello spazio di contrada San Benedetto, poco più in là di Colleatterrato basso, oltre vent’anni fa furono realizzate palazzine da cooperative edilizie e dall’allora Iacp, l’Istituto autonomo case popolari poi trasformato in Ater. Gli edifici sono stati costruiti e sono abitati da quell’epoca, ma gli espropri delle aree su cui sorgono non sono stati mai pagati. Le somme da versare ai quattro proprietari sono cresciute nel tempo, tanto da arrivare a una quotazione iperbolica rispetto al valore iniziale. A sancire l’obbligo dell’ente al pagamento è una sentenza del Tar che ha dichiarato l’illegittimità dell’occupazione dei terreni e imponendone la restituzione ai titolari che avevano presentato il ricorso. L’unica alternativa possibile per l’ente è stata indicata, sempre nel pronunciamento del giudice amministrativo, nel pagamento delle somme dovute per gli espropri, rivalutate per i vent’anni trascorsi e con l’aggiunta del risarcimento danni.
L’amministrazione ha impugnato la sentenza, ma di fronte alla concreta prospettiva di una conferma dell’esito negativo del giudizio da parte del Consiglio di Stato, che avrebbe comportato un ulteriore aggravio dei costi, ha ritenuto opportuno chiudere il contenzioso sborsando gli 1,4 milioni. Nella delibera che dà il via libera al pagamento, approvata in consiglio e illustrata dall’assessore al patrimonio Domenico Sbraccia, vengono riportati stralci del pronunciamento di primo grado. «L’intervenuta realizzazione dell’opera pubblica a seguito di una occupazione illegittima non seguita dall’emanazione di un decreto di esproprio», scrive il tribunale amministrativo, «non fa venire meno l’obbligo della pubblica amministrazione di restituire al privato il bene appreso in modo illegittimo». Ipotesi quest’ultima non praticabile, considerato che sulle aree in questione ci sono le palazzine di edilizia residenziale pubblica. Alla restituzione sarebbe stato necessario associare infatti la «riduzione in pristino», liberando i terreni dagli edifici per riportarli nelle condizioni precedenti all’esproprio. Il Comune, insomma, non poteva far altro che pagare. «Le aree sono irrimediabilmente trasformate, sia con edifici che con opere di urbanizzazione primaria», evidenzia la delibera, «l’eventuale riduzione in pristino è da considerarsi pura ipotesi di scuola in quanto avrebbe costi superiori, oltre a generare un’insanabile emergenza abitativa e sociale». Gli 1,4 milioni dovuti ai proprietari hanno costituito così un debito fuori bilancio che l’ente ha coperto con l’ultima variazione di bilancio dell’anno approvata in consiglio.
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