Casi di assenteismo in tribunale: no del giudice all’archiviazione

Respinta la richiesta fatta dalla Procura per cinque dipendenti accusati di truffa ai danni dello Stato Gli atti del procedimento giudiziario tornano al pm per la formulazione dell’imputazione coatta
TERAMO. È con una dettagliata ordinanza che il gip Marco Procaccini respinge la richiesta di archiviazione per cinque dipendenti del tribunale teramano indagati nell’ambito dell’inchiesta su presunti casi di assenteismo nel palazzo di giustizia. Il giudice rimanda gli atti alla Procura, che aveva chiesto l’archiviazione, per la formulazione dell’imputazione coatta.
I cinque sono indagati per accuse che vanno dalla truffa aggravata ai danni dello Stato alle false attestazioni o certificazioni così previsto dall’articolo 55 quinquies del decreto legislativo numero 165 del 30 marzo 2001: per l’accusa avrebbero attestato, sempre con il cartellino marcatempo, di essere presenti al lavoro quando così non sarebbe stato. La Procura, a conclusione delle indagini (fascicolo del procuratore Ettore Picardi e del sostituto Stefano Giovagnoni), ha fatto richiesta di archiviazione per cinque indagati e richiesta di rinvio a giudizio per due che nei giorni scorsi hanno fatto richiesta di rito abbreviato con udienza fissata ad aprile. Ora, dopo il provvedimento del gip, lo stralcio chiuso con la richiesta d’archiviazione torna nuovamente in Procura. «Emerge», scrive il gip Procaccini in un passaggio dell’ordinanza in cui vengono richiamate numerose sentenze della Cassazione, «una vicenda particolarmente grave e particolarmente allarmante , in cui i prevenuti, tutti dipendenti pubblici del sistema giustizia, giammai per ragioni di servizio ma, invece, ai soli fini del soddisfacimento di esigenze del tutto personali e completamente slegate dal rapporto di impiego, in buona sostanza, facevano risultare la propria presenza in servizio quando, invece, erano impegnati in attività che, con il servizio istituzionale, nulla avevano a che fare, così cagionando un nocumento patrimoniale allo Stato e, in ogni caso, incidendo sulla organizzazione dell’ente, modificando, in maniera del tutto arbitraria, gli orari prestabiliti e compromettendo, gravemente, il rapporto fiduciario che deve legare l’ente stesso ai suoi dipendenti i quali, in buona sostanza, nel caso in esame, gestivano come meglio credevano il proprio tempo lavorativo». E nello specifico aggiunge: «La richiesta di archiviazione in questa sede in esame deve ritenersi non accoglibile con la necessità, invece, non essendo la vicenda abbisognevole di approfondimenti di natura istruttoria, di ordinare la formulazione dell’imputazione».
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