Caso scuolabus, il grido: «Uniti contro il razzismo»

19 Settembre 2022

Associazioni, sindacati e comunità straniere alla manifestazione in piazza Orsini Il gruppo “Campetto occupato”: il sindaco ritiri il provvedimento discriminatorio

MONTORIO AL VOMANO . «Uniti e decisi contro il razzismo». È lo slogan della protesta di ieri pomeriggio in piazza Orsini contro il bonus del Comune di Montorio sul trasporto gratuito degli scuolabus solo agli studenti con almeno un genitore italiano o comunitario. Un sit-in organizzato dal gruppo “Campetto occupato” di Giulianova con la Casa del popolo, collettivo Malelingue, gruppo Antifa e con il sostegno e la presenza del centro migranti Salam di Isola, il comitato Arci Teramo, l’Anpi con il presidente provinciale Antonio Franchi, i rappresentanti di Cgil, Fiom Cgil, Filcaps, della consigliera di opposizione Eleonora Magno e del segretario Pd Mario Tertulliani. Un’occasione nella quale “Campetto occupato” ha rivendicato, dopo averlo fatto sui social, lo striscione contro il sindaco Fabio Altitonante apparso qualche giorno fa davanti al municipio. «Questa manifestazione apartitica e di carattere sociale è un primo passaggio per bloccare l’ordinanza razzista e discriminatoria del Comune di Montorio», ha detto Gianluigi Di Bonaventura di “Campetto occupato”, «auspichiamo che il sindaco Altitonante faccia un passo indietro, altrimenti procederemo per le vie legali, unendoci al ricorso promosso dall’Arci e dell’associazione “Roshanak” portato avanti dalla legale Stefania De Nicolais all’ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali della presidenza del consiglio dei ministri e se occorre impugnando l’atto dinanzi al Tar. E domenica prossima potremmo essere ancora qui a protestare».
Circa una ottantina i partecipanti, secondo le forze dell’ordine, con l’assenza dei cittadini di Montorio e la presenza dei rappresentanti delle comunità kossovara, la più numerosa, macedone e albanese che si sono unite in un unico coro di solidarietà. «Anche se sono diventato cittadino italiano sono contro l’ordinanza perché siamo a Montorio da 30 anni, viviamo insieme al popolo montoriese e siamo stati discriminati anche se lavoriamo e paghiamo le tasse», ha spiegato Gzim Kodraliu. «Sono qui da 20 anni e sto aspettando la cittadinanza», ha aggiunto Rizan Krasici, «lavoro, pago tasse e contributi: non è giusto che i miei nipoti paghino lo scuolabus». Stessa situazione per Querkin Krasici che è in attesa di diventare italiano. Amareggiato Shala Besim. « Io sono cittadino, ma non serve la cittadinanza per considerare mio figlio uguale agli altri bambini italiani», ha affermato, «così facendo si sentono diversi, ma noi siamo ben integrati in paese, lavoriamo, abbiamo le nostre famiglie e siamo tutti uguali». Hajri Gashi e Avdi Shal hanno aggiunto: «Sappiamo storicamente cosa significa essere discriminati come popolo, ora qui stiamo bene, ma questo provvedimento ci preoccupa». Il diritto di cittadinanza dei giovani è stato richiamato dal segretario Fp Cgil Pancrazio Cordone. «È il momento della responsabilità», ha concluso, «che deve unire e non dividere».
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