Cassa integrazione, in duemila agli sportelli

25 Marzo 2020

La Fim Cisl: «I lavoratori dovranno presentare un certificato, c’è il rischio contagio»

TERAMO. Più di duemila lavoratori costretti recarsi in vari sportelli, postali, bancari o ai patronati, per avere la cassa integrazione. E’ una delle falle del decreto Conte, segnalata da Marco Boccanera, segretario della Fim Cisl: «L'Inps si è fatta carico di pagare le Cigo per il Covid, significa che tutte le aziende che la chiedono – anche quelle che si possono permettere di anticipare le somme – chiederanno il pagamento diretto dell’Inps. Ma per la procedura i lavoratori devono portare l’Fr 163, la certificazione del proprio Iban, e per fare ciò devono andare in banca, alle Poste o al patronato, si devono far mettere un timbro e portarlo o spedirlo in azienda. Senza la certificazione che è il tuo conto corrente l'Inps non eroga. Quindi da una parte c'è il problema del ritardo dei pagamenti perchè si intasa l'Inps che peraltro è senza personale, dall'altra si crea il rischio contagio: sono persone che vanno in giro per rispondere a un problema burocratico».
Boccanera segnala un altro problema del decreto: prima per la Cigo bisognava aver maturato tre mesi di effettivo lavoro. «Il decreto ora la estende a tutti i lavoratori in forza al 23 febbraio. Chi è stato assunto il giorno dopo resta senza tutele. Viceversa chi ha preso il lavoro per la prima volta, magari il 22, si ritrova coperto con la cassa ma chi magari ha lavorato per anni versando contributi e poi ha perso il lavoro e si è ricollocato dopo il 23 resta senza tutele. Ad esempio è questo il caso di molti lavoratori ex Atr».