Cassini, attore e regista emergente gira in città lo spot anti-violenza

24 Giugno 2018

«È un argomento che sento molto, anch’io ho ricevuto molestie sessuali nell’ambiente di lavoro» Artista davanti e dietro la telecamera, ama anche «insegnare e scoprire talenti nel mio Abruzzo» 

TERAMO. Marco Cassini, giovane attore e regista teramano, sul set allestito in un capannone industriale in disuso, nell’ex Villeroy & Boch alla Gammarana, si destreggia con padronanza fra macchine da presa e microfoni. Circondato da attori, truccatori e tecnici è impegnato nella realizzazione di uno spot contro la violenza delle donne per conto della Provincia.
Qual è il messaggio che vuole trasmettere con le immagini dello spot?
«Tocca un argomento veramente dolente perché anch'io ho avuto delle “proposte” (usa questo termine per intendere molestie, ndc) ed è stato durissimo, sono stati dei momenti difficilissimi. Devi pensare alla tua integrità, devi pensare che hai davanti un uomo o una donna e puoi scappare. In quel momento non ti rendi conto di quello che sta succedendo e neanche quando è troppo tardi. Cerchi di respirare e di pensare: “Ok, mi sta facendo una proposta che potrebbe sfociare in qualcosa che io non voglio fare”. Ma devi avere una grande forza interiore per capire che si può ancora scappare. C'è un problema però che non appartiene a me, ma a molti: l’egocentrismo. Quando hai di fronte una persona più potente di te alcuni pensano: “Ok mi butto una notte, quel che succede succede, però almeno la mia vita ne guadagnerà”. Conosco moltissime persone che fanno questo: si crea una commistione ancora più malata. Bisogna arrivare a questo punto per arrivare in alto? Forse mi sono fatto anche qualche nemico. Però sono felice di essere come sono, di tornare a casa con la mia famiglia, di stare nella mia città quando posso e di frequentare gli amici di sempre».
Da un’esperienza personale, dunque, si sviluppa un impegno nel sociale.
«Io amo le donne, sono state la mia fonte di crescita e di ricchezza nella vita: ho instaurato rapporti importantissimi sia di coppia che di amicizia. E ho preso di petto questo spot forse anche per quello che ho detto prima. Mi interfaccio con Annapaola Di Dalmazio (segretario generale del nucleo di valutazione della Provincia di Teramo, ndc), che sta facendo un lavoro encomiabile con la struttura “La Fenice” che a Teramo ospita le ragazze vittime di violenza. Ed è come ho detto prima: non ti accorgi appieno di quello che sta succedendo e poi temi di non essere creduto, perché magari il tuo uomo riesce a farti sentire sempre in colpa. Va a ledere tutte le tue certezze».
C’è poi la carriera di attore. Lei ha indossato i panni di Aldo Tiburzio in Fuoriclasse, è conosciuto anche a livello internazionale come Pietro Bembo nella serie tv francese I Borgia. La sua città natale l’ha stimolata in questo percorso?
«Sì, mi ha aiutato moltissimo. Quando ero più piccolo, Teramo era in un periodo culturale estremamente vivo. Piena di concerti jazz e altri generi, avevo un sacco di amici che suonavano quindi passavo molto tempo ad ascoltarli. Inoltre avere montagna e mare vicini consente di vivere e vedere delle cose che, per assurdo, ho ritrovato solo a Los Angeles. Una città che ha tutto a poca distanza, deserto, mare, montagna strade, autostrade e 20 milioni di persone per renderla magica. L'Abruzzo, se la si considera sotto questo aspetto, è simile. Vedo la mia regione anche riflessa in un libro che si chiama “La città diffusa”, che racconta proprio di questa concezione urbanistica: siamo unici nella nostra penisola».
A Teramo ha frequentato una scuola in particolare prima di andare al Centro sperimentale di cinematografia oppure si è subito spostato a Roma?
«Facevo tutto quello che potevo, senza risparmiarmi. Lezioni di teatro al liceo scientifico tecnologico che frequentavo, laboratori e altri corsi, tutti contemporaneamente. Poi ho iniziato a seguire lezioni private di Lino Capolicchio a Roma. E’ un attore straordinario di 40 anni fa, da lui ho cercato di apprendere quello che mi serviva per entrare al centro sperimentale».
Prima regista e poi attore o viceversa?
«Vi confesso: è nato tutto a partire dalla regia. Il mio primo cortometraggio l’ho girato a 15 anni: era la storia di una ragazza muta che non riusciva a comunicare con il ragazzo che amava. Ricordo di averlo girato alla villa comunale di Teramo ed ero lì con una telecamera enorme e le mini-cassette. La professione di attore è arrivata dopo. Al Centro sperimentale non avevo l'età per fare regia e quindi Caterina D'Amico, che era la presidente di commissione, aveva capito le mie intenzioni dall’inizio. Durante il colloquio, ad un certo punto, si è tolta gli occhiali e mi ha detto: “A Cassì, non ce pigliamo in giro. Ma te che vuoi fa'? Vuoi fa l'attore o il regista? Perché a me non mi torna mica tanto ‘sta cosa che sei venuto qua per fare l'attore“. E Io le risposi: “Guardi presidente, lei mi metta dentro al Centro e lo faccia subito per favore perché non voglio perdere tempo”. Mi sorrise e non disse niente. Sono stato il ragazzo più giovane di tutto il Centro sperimentale per due anni».
Com'è fare l'arte e com’è invece interpretarla?
«E’ l’esatta differenza che c'è tra il nostro business e quello internazionale. I grandi maestri del cinema americano interpretano l'arte, perché molto spesso i progetti sono scritti da altre persone.
L’Italia invece fa l’arte. Sorrentino si scrive da sé e Matteo Garrone ha un'impronta importante nella sceneggiatura. E’ proprio una differenza di concezione. Io ambisco più al clima internazionale ma per adesso dirigo e scrivo».
Ha insegnato recitazione a Faremusika e ora alla scuola di cinema Ifa di Pescara. Com’è insegnare e cosa consiglia ai suoi allievi?
«E’ un'esperienza bellissima. Ho potuto anche insegnare l'università di Teramo con dei corsi e credo che li ripeterò in futuro. Tutto questo è fondamentale per me, come avrete capito, tengo molto al mio territorio. Non insegno loro quello che fa Marco Cassini, ma cerco di tirare fuori la loro arte. Infatti i risultati si vedono: due ragazze di 12 anni sono venute sul set del mio ultimo film, raccogliendo applausi da tutto il cast» .
Ha creato Controluce nel settembre del 2017, una casa di produzione cinematografica che punta soprattutto “ad essere sempre più sostenibile e locale”. E quindi a scoprire anche talenti territorio.
«In effetti nasce dalla volontà, insieme a Stefano Muroni e Valeria Luzi, i miei soci di produzione, di fare vera formazione. Controluce è una società di produzione che mira moltissimo a questi concetti: avevamo un film, sulla vita di Don Minzoni, e ci siamo detti: “Incominciamo a fare dei progetti nostri e cerchiamo di dare una possibilità anche agli altri ragazzi“. Sono riuscito a realizzare un film a Pescara, che è “La porta sul buio”, con 80% di ragazzi abruzzesi sul set e “Oltre la bufera”, con un buon 40%: è la prima volta che accade in Abruzzo, per me è una vittoria».
Mariachiara Bianchini
Andrea Ursini
©RIPRODUZIONE RISERVATA.