Castelli in festa per il suo presepe Il vescovo: «Esperienza storica» 

Rientrata da piazza San Pietro in Vaticano la Natività in ceramica che ha portato l’Abruzzo nel mondo «Tornando a casa l’opera consegna la presenza del Bambino Gesù nella vita delle comunità» 

CASTELLI. Tra gli applausi dei cittadini e il suono delle campane a festa ha fatto ritorno ieri mattina a Castelli dal Vaticano il Presepe monumentale, che è stato esposto per tutte le festività natalizie in Piazza San Pietro insieme al grande abete sloveno.
L’opera realizzata tra gli anni ’60 / ’70 dai docenti e dagli studenti dell’allora Istituto d’arte, oggi Liceo artistico per il design “Grue”, custodita in un grosso camion, ha ricevuto, all’arrivo nel borgo della ceramica, un’accoglienza trionfale da un gruppo di residenti insieme al vescovo della diocesi Teramo-Atri monsignor Lorenzo Leuzzi, il sindaco Rinaldo Seca e l’amministrazione, il parroco don Franco D’Angelo e dopo aver sfilato per la principale via del paese è stato riportato nella scuola dove risiede in modo permanente. Qui c’è stata una vera e propria riconsegna solenne, con una preghiera di benedizione da parte del vescovo, un saluto del sindaco e con la partecipazione del vice preside Marcello Mancini, dei docenti e degli studenti del liceo con una alunna che ha intonato le note di “Alleluja” e delle scuole per l’infanzia, primaria e media con un bambino che ha recitato una poesia. Per il rispetto della normativa anti Covid il tutto si è svolto all’esterno. Subito dopo gli operai addetti hanno riportato le venti delle 54 statue a grandezza naturale di ceramica esposte a Roma nello spazio a esse dedicato e hanno provveduto al rimontaggio e al riposizionamento. «E’ stata un’esperienza storica non solo per gli aspetti artistici, ma soprattutto pastorali e spirituali per la scuola, la diocesi e le comunità della Valle Siciliana e dell’alto Vomano provati dagli eventi sismici», ha detto Leuzzi, il promotore della presenza del presepe nella Santa Sede con l’iniziativa “Un presepe per rinascere”. «Tornando a casa il presepe ha consegnato la presenza del Bambino Gesù nella vita delle comunità e di ogni persona. Gesù non è nato per restare nel presepe, ma per camminare insieme a noi. Gli studenti della scuola di Castelli ne hanno compreso il significato e con la loro semplicità ci affidano la grande responsabilità di aiutarli a crescere e a costruire un nuovo sviluppo sociale capace di promuovere tutto l’uomo e tutti gli uomini. Piazza San Pietro», ha aggiunto il vescovo, «non sarà solo un ricordo, ma l’inizio di una nuova tappa nella storia di Castelli e di tutta la diocesi Teramo – Atri». E un ricordo indelebile e un inizio di un cammino verso la rinascita lo è per l’intera comunità di Castelli e per tutto l’Abruzzo. La presenza dell’opera in piazza San Pietro, dopo quella ai Mercati di Traiano a Roma nel 1970 e a Betlemme, Gerusalemme e Tel Aviv nel 1976, ha dato risalto e visibilità mondiale alla nostra regione e ha raccontato la resilienza del popolo abruzzese, le nostre bellezze e i nostri tesori, la nostra storia, ma ancora di più quella della tradizione ceramica del piccolo borgo ai piedi del Monte Camicia, delle sue botteghe artigiane e della sua scuola d’arte che da secoli custodisce il sapere dei maestri locali. Un’opera che ha fatto anche molto discutere.
Se in molti l’hanno apprezzata e difesa, come l’artista Mark Kostaby, il governatore Marco Marsilio, la parlamentare Stefania Pezzopane, altri come il critico d’arte Vittorio Sgarbi e il giornalista Nicola Porro lo hanno definito non idoneo per un’esposizione religiosa. Fatto sta che del presepe si è parlato in tutto il mondo, persino oltreoceano sul New York Times. «L’esposizione del nostro presepe in Vaticano resterà impressa a caratteri cubitali nella nostra storia», ha aggiunto Seca, «una vetrina internazionale degna della nostra gloriosa storia ceramica. Questo evento ha riaffermato l’importanza di Castelli nel panorama turistico regionale e spero che questa consapevolezza possa orientare progetti futuri».
«Oggi il presepe è tornato a casa dopo un’esperienza che ci ha reso tutti un po’ più ricchi», ha concluso Alessia Di Stefano, consigliera delegata alla cultura. «In questo mese ha ottenuto ulteriore celebrità e si è confermato un’opera d’arte di rilievo che come tale è stata amata, acclamata, criticata. Ma questo è ciò che solo le vere opere che restano nella storia sanno fare e non può che renderci orgogliosi».