Castelli, per le botteghe affari in calo anche del 75%

5 Maggio 2021

Senza turismo e fiere, gli artigiani hanno potuto lavorare solo per le spedizioni Il presidente Di Stefano: «Problemi dal sisma del 2009, il Covid li ha aggravati»

CASTELLI. Il calo del volume di affari oscilla tra il 35% e il 70%, a causa della pandemia che ha aggravato la crisi della ceramica di Castelli iniziata con il terremoto del 2009. È il secondo anno horribilis per i maestri ceramisti del borgo di Castelli, dalla tradizione secolare della maiolica artistica, che devono fare i conti con uno stallo che investe il settore in tutta la penisola e che in loco è amplificato dalle conseguenze degli eventi sismici del decennio appena trascorso.
Botteghe chiuse e assenza di turismo sono le principali cause del crollo delle vendite per le circa trenta attività presenti sul territorio. «Siamo stati chiusi nei giorni di zona rossa e aperti in quelli di zona arancione e gialla, ma senza turisti che non sono potuti venire per le restrizioni», spiega il ceramista Antonio Simonetti, «viviamo di turismo, soprattutto da Pasqua in poi, e negli ultimi due anni è stato uno sfacelo. Abbiamo lavorato solo l’estate scorsa, anche di più del solito, ma poi si è fermato tutto».
A risentirne sono state soprattutto le botteghe, ma gli artigiani non si sono comunque fermati e hanno continuato con le commesse su prenotazione e con le spedizioni. «La crisi è iniziata nel 2009, ma gli ultimi due anni sono stati i peggiori», aggiunge Lorenzo Di Stefano, artigiano e presidente dell’Associazione ceramisti di Castelli che conta tredici attività aderenti, «nei periodi di Natale e Pasqua c’è stato il deserto ed è stato annullato anche l’annuale appuntamento con “L’Artigiano in fiera” a Milano, un’importante occasione per noi. Per questo abbiamo aderito al manifesto nazionale promosso dalle città della ceramica sottoposto al Governo: il nostro è un comparto che non necessita di ristori, ma di interventi strutturali e di sostegno a medio e lungo termine». Gran parte dei ceramisti castellani e anche il sindaco Rinaldo Seca hanno sottoscritto l’appello per salvare la ceramica artistica tradizionale, un vanto del Made in Italy, dal rischio concreto di estinzione, chiedendo misure di salvaguardia mirate, una cabina di regia nazionale, defiscalizzazione o fiscalità di vantaggio. «Le imposte continuano ad arrivare, ma il lavoro è poco», sottolinea Luigi De Fabritiis, titolare di un’azienda di ceramica, «la sospensione dei tributi e i ristori non ci aiutano, abbiamo necessità di una defiscalizzazione almeno del 50%. Mantenere un’azienda non è facile, soprattutto quando si commercializza con le principali città turistiche che oggi sono tutte ferme». De Fabritiis rappresenta la realtà delle aziende del posto che esportano in tutto il mondo. «Non stiamo fermi e stiamo mettendo in campo progetti innovativi», conclude, «ma se non riparte il paese e non c’è un’attenzione particolare al nostro settore è dura andare avanti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA