Centro diurno, 24 malati al caldo e con un solo bagno

13 Luglio 2017

I parenti lanciano un appello alla Asl: la struttura a Casalena in cui sono ospitati dopo il terremoto è inadeguata e non ci sono nemmeno i comfort di base

TERAMO. Costretti in una struttura inadeguata alle loro esigenze. Al caldo, con un solo bagno senza doccia, senza attrezzature e comfort. E’ l’estrema sintesi della situazione descritta da un gruppo di parenti dei 24 pazienti del centro diurno.
Sono malati psichiatrici che dal 7 novembre 2016 sono stati costretti a lasciare la sede di via Palma, inagibile per il terremoto, per una struttura a Casalena. Il centro «è di notevole aiuto alle famiglie», precisano i parenti dei pazienti. «Molti di loro, viste le condizioni e l’età avanzata dei genitori, si ritrovano a dover far capo prevalentemente ai servizi che il centro offre soprattutto in termini di assunzione della terapia farmacologica e di impegno giornaliero in attività riabilitative. Una struttura di questo tipo per fare ciò dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) essere adeguata strutturalmente e predisposta funzionalmente per la gestione di un’ utenza così particolare che richiede un impegno specifico per le diverse attività di recupero riabilitativo proprie di un moderno centro diurno», scrivono ai vertici della Asl. Concetto ribadito dalla carta dei servizi sanitari della Regione .
Ma lo stanzone di circa 200 metri quadri in cui convivono i 24 pazienti, gli operatori e i tirocinanti pare ben lontano dai requisiti. «Per i soli utenti è presente un solo bagno di quattro mq privo di doccia. La parete frontale è costituita da una grande struttura metallica a tutto vetro, non adeguatamente schermata, dove il sole batte per buona parte della giornata. Appena si entra l’aria calda si fa sentire: di aria condizionata neanche l’ombra. In queste giornate di caldo torrido riuscite ad immaginare le condizioni in cui i nostri figli sono costretti a vivere? Una, forse due, prese elettriche in tutto l’ambiente: per far funzionare il televisore o qualche radio bisogna tirare a sorte. Al centro della stanza un unico grande tavolo intorno al quale giocano, mangiano e, spesso, si assopiscono pure poiché l’unico divano tre posti, tra l’altro in condizioni igieniche pietose, è sempre occupato. Spostarsi dalla stanza, inoltre, non è troppo congeniale per loro: il servizio di neuropsichiatria infantile è al di là di una porta attigua ed è bene, come suggeriscono, tenere i grandi separati dai piccoli. La possibilità di fare qualche attività motoria è relegata al seminterrato. A fine attività concludere il tutto con una doccia è pura utopia e immaginatevi le conseguenze…».
I parenti chiedono dunque alla Asl di «rendere le condizioni di vita dei nostri figli più dignitose, senza dubbio la ricerca di una struttura alternativa più consona per gli utenti del centro diurno resta la strada che più si dovrebbe perseguire».
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