Certificati facili per il cibo, 161 archiviati

30 Aprile 2016

Escono dall’inchiesta commercianti, ristoratori e baristi. Resta sotto accusa solo il dipendente Asl

TERAMO. In 161, tra commercianti e baristi, erano finiti sotto accusa per corruzione nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla procura su presunti certificati “facili”. Ma dopo un anno di indagini il pm Stefano Giovagnoni per loro ha fatto richiesta di archiviazione e il gip Domenico Canosa l’ha accolta.

L’unico indagato, per cui c’è una richiesta di rinvio a giudizio, resta un dipendente dell’Asl di Teramo accusato di peculato, corruzione, falso ideologico e truffa ai danni dello Stato. Sotto la lente d’ingrandimento della procura erano finiti i corsi Asl destinati a titolari e dipendenti di bar, ristoranti, esercizi ed imprese commerciali che entrano in contatto con cibi e bevande. Corsi indispensabili per avere il rinnovo dell’autorizzazione sanitaria a manipolare gli alimenti, ma che, secondo l’originaria impostazione dell’accusa, in molti avrebbero ottenuto pagando e senza partecipare. Le somme da versare per il rilascio o il rinnovo dei certificati (possibile da ottenere solo dopo la frequentazione del corso) oscillavano i 15 e i 40 euro. Soldi che i privati avrebbero pagato direttamente nelle mani del dipendente, che – sempre secondo l’accusa del pm – non li avrebbe versati sul conto della Asl ma li avrebbe trattenuti sui suoi conti. I periodi presi in esame partovano dal 2007, anno in cui il dipendente della Asl avrebbe messo in moto, secondo gli investigatori, il meccanismo volto ad appropriarsi delle somme. Le indagini svolte hanno accertato che tutti coloro che hanno fatto i corsi erano completamente all’oscuro del meccanismo messo in moto dal dipendente che nel frattempo è finito anche in un procedimento avviato dalla Corte dei Conti.

Commenta l’avvocato Claudio Iaconi, che ha assistito un significativo numero di privati: «La vicenda ha avuto l’epilogo dovuto e per il quale ci si è spesi. E’ stata evidentemente necessaria la doverosa istruzione del caso ad opera dell’autorità giudiziaria, contraddistinta per uno sforzo investigativo notevole ed assai minuzioso. All’esito è stata individuata la corretta lettura della vicenda». Molti dei privati coinvolti, dopo essere stati scritti nel registro degli indagati, hanno chiesto di essere sentiti dall’autorità giudiziaria per dare la loro versione dei fatti.

Una versione dei fatti che il pm ha ritenuto credibile a tal punto da chiedere l’archiviazione, richiesta che il giudice ha accolto.(d.p.)

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