Chiede gli stipendi della moglie: finisce a processo per stalking

Un 40enne accusato di atti persecutori alla ex datrice di lavoro della consorte per salari arretrati e Tfr Lui in aula: «Mai nessuna minaccia, chiamavo quando lei diceva di farlo. Non ci hanno pagato niente»
TERAMO. In diverse occasioni si è presentato dall’ex datrice di lavoro della moglie chiedendo il pagamento di mensilità arretrate dovute alla consorte. «Senza mai un fare minaccioso», ha detto l’uomo in aula. Di diverso avviso, evidentemente, la Procura che lo accusa di stalking e che con questa accusa ha chiesto ed ottenuto il rinvio a giudizio per un 40enne teramano imputato nel processo in corso davanti al giudice monocratico Marco D’Antoni. Ieri, al termine della sua audizione da imputato e dell’audizione degli ultimi testi, il magistrato ha chiuso l’istruttoria rinviando a maggio per discussione sentenza.
L’uomo è accusato di aver perseguitato la ex datrice di lavoro della consorte con telefonate, visite all’ingresso dell’azienda e di averla seguita in macchina. Va detto che nel processo la parte offesa non si è costituita parte civile. I fatti, secondo la ricostruzione emersa in aula, si sono verificati qualche anno fa quando la moglie dell’uomo lavorava come operaia in una piccola azienda tessile teramana che successivamente è stata messa in liquidazione.
Nei confronti della donna l’azienda era in ritardo nel pagamento di tre mensilità e del Tfr (ritardi accumulati anche nei confronti di un’altra dipendente che è stata sentita come teste). Secondo la denuncia presentata nei confronti dell’uomo, quest’ultimo in più occasioni avrebbe chiamato l’imprenditrice per chiedere il pagamento delle spettanze e in altre occasioni si sarebbe presentato davanti all’edificio che ospita l’azienda suonando il citofono per parlare con la donna. «Quando chiamavo per avere informazioni», ha detto ieri l’uomo nel corso dell’esame da imputato a cui si è sottoposto in aula, «era lei che mi diceva di richiamare dopo qualche giorno o che mi mandava dal commercialista che si occupava della vicenda. Io ho chiamato tutte le volte che mi ha detto di farlo. Non ho mai usato un tono minaccioso, ma quei soldi ci servivano. Posso dire che ad oggi nessuno ci ha pagati». Nel corso dell’istruttoria è emerso che l’uomo ha inviato un esposto alla Asl per segnalare presunte carenze di sicurezza nell’azienda. «Ho inviato l’esposto perché si parla tanto di sicurezza nei posti di lavoro», ha detto ancora davanti al giudice, «e mia moglie più volte mi ha detto che in quell’azienda non si lavorava in condizioni di sicurezza», Si torna in aula maggio per discussione sentenza.(d.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

