Chiedono soldi per lo Stato che non esiste

Agli arresti domiciliari un commercialista di Teramo e un consulente di Pineto. Tra gli indagati anche il medico no vax Petrella
TERAMO. Le parole più appropriate a raccontare questa storia le ha trovato il giudice di Catanzaro che nella voluminosa ordinanza di misura cautelare ha scritto: «Appare evidente come la vicenda si ponga al confine tra il penalmente rilevante e il ridicolo, tra l’impostura artefatta idonea a integrare gli estremi di una condotta truffaldina e il mero abuso di credulità popolare, manifestazione di grottesca ciarlataneria». Ma così è stato visto che in settecento sono caduti nella presunta maxi truffa che, secondo l’autorità giudiziaria, sarebbe stata messa a segno in tutta Italia da 30 persone che si sono inventate l’esistenza dello Stato Teocratico Antartico di San Giorgio e che, sempre secondo l’accusa dell’autorità giudiziaria, si sono fatti pagare per concedere le cittadinanze prospettando vantaggi di vario tipo tra cui anche molte di natura fiscale. Di questi trenta in 12 sono finiti agli arresti domiciliari tra cui il commercialista teramano Enrico Gambini e il consulente tecnico di Pineto Federico Lombardi. Tra gli indagati c’è anche Roberto Petrella, il medico teramano no vax finito a processo per la morte di un paziente (inchiesta quest’ultima iniziata proprio durante le intercettazioni captate nell’ambito di questa operazione). L’indagine è della Procura di Catanzaro, guidata dal procuratore Nicola Gratteri, con i primi accertamenti scattati a Catanzaro e successivamente ad Alcamo e Teramo.
L’associazione, i falsi
e le truffe
Secondo l’ipotesi accusatoria, per dare credibilità agli occhi delle vittime i trenta avrebbero messo in piedi un’associazione a delinquere finalizzata alla truffa e al falso (le ipotesi di reato contestate) utilizzando tutta una serie di artifici tra cui la creazione (sempre secondo l’accusa senza alcun riconoscimento ufficiale) di varie istituzioni relativi a ministri, Corte di Giustizia, Governo Supremo, Delegazioni territoriali, di una gazzetta ufficiale, di siti internet e, soprattutto, il confezionamento di documenti d’identità anche validi per l’espatrio. In tal modo, sostiene l’accusa, hanno indotto oltre 700 persone residenti in tutta Italia a chiedere e ottenere la cittadinanza dell’inesistente Stato Antartico previo pagamento di una somma di denaro variabile tra i 200 e i 1.000 euro. Così, a questo proposito scrive il gip Matteo Ferrante a pagina 5 dell’ordinanza: «Pur nell’assoluta consapevolezza della totale non veridicità delle loro affermazioni, essi hanno falsamente prospettato, in cambio dell’acquisto della cittadinanza, la possibilità di poter conseguire diversi benefici n alcun modo ottenibili tra cui una tassazione agevolata con imposta al 5% con contestuale esonero dell’imposizione in Italia, iscrizione al Pra (il Pubblico registro automobilistico) diversi autoveicoli a carico dello Stato di san Giorgio per evitare azioni esecutive, la possibilità di creare criptovaluta utilizzando lo Stato di San Giorgio, la possibilità di ottenere titoli di studio e abilitazioni per poter esercitare professioni in Italia, la possibile esenzione dall’Iva per gli acquisti effettuati dalle imprese aderenti.
Stato inventato
e beni venduti in antartide
Sempre secondo la versione della Procura l’associazione sarebbe riuscita a vendere terreni in Antartide con annessi titoli nobiliari. C'era anche la possibilità di preservare i propri beni da possibili azioni esecutive dello Stato italiano atteso che sarebbero divenuti beni «sangiorgesi» o di poter continuare a esercitare la professione medica nonostante la radiazione o sospensione dall'albo e di poter essere esentati dagli obblighi vaccinali. Gli indagati avrebbero chiesto soldi anche per acquistare un’isola in Grecia e dare una concreta territorialità allo Stato. I proventi illeciti, quantificati in 400mila euro, sarebbero stati oggetto di condotte di riciclaggio con un conto estero aperto in territorio maltese.
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